Una sera come le altre, sempre di corsa come è classico che sia, se non necessariamente per una wedding planner, almeno secondo le mie abitudini. Avevo appena salutato nel cuore di Foggia, Francesco Paolo Salerno nel suo atelier, al termine di una giornata tra pizzi, tulle ed organze, quando ricevo una chiamata inusuale. Laura e Matteo, una mia coppia di sposi (ora amici!) volevano farmi assolutamente conoscere la sera stessa qualcuno che aveva urgentemente bisogno di me. Come dire di no ad una richiesta del genere? Piede sull’acceleratore e via! Richiamo Laura per saperne di più e per non arrivare all’incontro a digiuno di informazioni. L’unica risposta che ottengo è che Martina, che l’aveva scelta come testimone di nozze del proprio matrimonio, aveva solo una certezza: si sarebbe sposata con Daniele. Il resto era tutto da decidere, se non per un altro piccolo dettaglio: Laura aveva deciso che io sarei stata il suo regalo di nozze per l’amica. Mi sorge qualche dubbio. È possibile far stare un wedding planner in un pacchetto regalo con tanto di fiocco e biglietto di auguri? E soprattutto, una sposa che fondamentalmente non ti ha scelto d’istinto e non ti ha cercato di propria iniziativa come aiuto a realizzare il giorno dei propri sogni, come si sarebbe comportata di fronte ad un dono di nozze del genere? Per una futura sposa non deve essere semplice ritrovarsi di fronte una perfetta sconosciuta, incaricata di prenderle la mano per la realizzazione delle proprie nozze. Nonostante le perplessità accettai la proposta, ma all’unica condizione che Martina si sarebbe presa tutto il tempo necessario per decidere se volermi realmente tra i piedi… e tra i veli! Arrivo all’incontro. Suono il campanello e varco la porta. Mi raggiunge Daniele. L’atmosfera è distesa e da subito mi ritrovo seduta a capo tavola come una di famiglia. Cinque minuti dopo si brindava con dello champagne e subito capimmo che sarebbe stato l’inizio di una bellissima intesa. Il sorriso di Martina mi colpì quanto la sua curiosità nei confronti del mio lavoro e quanto la voglia di voler sapere tutto il più in fretta possibile per cercare di immaginarsi il proprio sogno realizzato, almeno nella mente e con la fantasia. L’idea di Laura era stata accolta di buon grado. Spiegai a Daniele e Martina che avrei potuto disegnare le loro nozze in pochi istanti, ma che non era mia abitudine farlo, come non avrei svelato loro subito tutte le risposte che cercavano; per rendere il loro Giorno veramente unico e per personalizzarlo dovevo conoscere i loro gusti, le passioni che li animano, le esperienze comuni ed il loro vissuto. Solo in questo modo un evento diventa irripetibile per una coppia di sposi. Li lasciai con un compito tutt’altro che semplice: meditare su tutto questo ed iniziare a pensare al leitmotiv del matrimonio. Confermata prima la chiesa e poi la location per il ricevimento, dopo qualche naturale incertezza e dopo aver scartato alcune soluzioni, avevamo il tema dell’evento: la passione. Come declinarlo? Interpretare un tema come quello della passione concede spazi di ampio spettro. Una scelta tradizionale è indubbiamente quella di affidarsi alle tonalità del rosso con un rimando inequivocabile al colore del cuore. Oppure si può tentare di percorrere un’altra strada, creando una linea sottile che corre delicata attraverso tutti e cinque i sensi. Un progetto che richiede maggiore sforzo ma che possiede più carattere…Grazie ad una parola chiave su cui concentrarmi e lavorare insieme, potevo iniziare a ideare le loro nozze e costruire le fondamenta di un matrimonio che a tratti e flash iniziavo ad immaginare tra i miei pensieri. Ma tutto da dove è iniziato? Se vi dicessi che la partecipazione di nozze non era una semplice busta, ma una confezione che anticipava il percorso attraverso i sensi?

di Simona Catenazzo