Ci sono attimi che non tornano. Quelli che non fai in tempo a riconoscerli e sono già passati via. Come un fulmine che squarcia le nubi, come il sorriso nel sonno sereno di un bambino. Il tempo di rendersene conto e sono già passati. E non ti resta che il ricordo di quell’attimo, l’emozione che hai provato. Il matrimonio gli sguardi, le mani i vestiti di chi ti sfiora, si congratula, ti abbraccia, si commuove insieme a te.

Ma le emozioni, i sogni di quel giorno così speciale, non si fermano alle manifestazioni esteriori. Ci sono momenti in cui sei sola davanti allo specchio o circondata dal calore delle amiche e la tua mente vola.

Ti senti bellissima, oppure temi di essere inadeguata, non vedi l’ora di attraversare la navata della chiesa, di incontrare il suo sorriso, oppure hai paura di sbagliare, temi che qualcosa possa andare storto. Lo stesso succede con le fotografie: nella maggior parte dei casi si soffermano sulla pura esteriorità raccontando la bellezza della sposa o la sacralità di certi momenti.

Sono poche invece le immagini che raccontano l’anima, quelle che descrivono i sogni.

Perché per cogliere e descrivere i momenti più intimi serve una sensibilità speciale, non è sufficiente la padronanza della tecnica fotografica, ma è necessaria la capacità empatica, serve avere profondità, immedesimazione ed umiltà. La camera al servizio della situazione e non come puro esercizio di stile.

Nascono così i racconti fotografici di Francesco Gravina. I suoi scatti non sono solo bellissimi ritratti, sono storie strettamente personali. Hanno un secondo piano di lettura, perchè sono un viaggio nell’anima, un’esplorazione dei pensieri, il respiro delle emozioni. Sono immagini silenziose ma vibranti, delicate ma potenti. Una felice contaminazione di talento e sensibilità il cui risultato è arte sincera.

antonio marzano