L’abito da sposa non è soltanto la più classica delle icone del matrimonio.

È anche e soprattutto il racconto della donna e del suo ruolo nella società.

Un percorso complesso che ha modificato il significato dell’abito. Quello che era emblema di vincoli religiosi e sociali, è diventato simbolo di affermazione e consapevolezza, espressione della personalità e dei gusti della sposa. Mamma e suocera possono esprimere gradimento ed approvazione ma hanno perso il diritto di veto.

In questo percorso evolutivo un ruolo importante è rivestito dalle maison di moda sposa, principali interpreti del gusto e delle declinazioni della bellezza. Fra l’altro molte di queste ridefinizioni di stile nascono proprio qui, in Puglia.

Infatti, prima ancora di diventare meta elettiva della wedding destination, la nostra regione è stata ed è la terra degli abiti da sposa.

Nel 2019, il 40 % della produzione italiana è Pugliese, distribuita da San Severo al Salento, con un focus particolare nella zona di Putignano, santuario laico della moda bridal, per anni meta di pellegrinaggio per le spose di tutto il mondo. Qui si può dire che sia stata scritta la storia dell’abito da sposa. Una narrazione che parte dalle sorelle Luisi e che vede progressivamente salire alla ribalta mondiale prestigiosi marchi rigorosamente made in Puglia.

Una storia di successo il cui segreto è probabilmente lo straordinario mix di tradizione ed innovazione che caratterizza queste aziende.

Si comincia dalle competenze creative e professionali delle “stiliste” nel disegnare, modellare e dare forma ai sogni delle spose. L’abito nasce in sartoria fra bozzetti, prototipi, ispirazioni ed idee schizzate a matita, manichini e tessuti di ogni genere.

Poi c’è la ricerca costante ed inderogabile della qualità e del design, che passa attraverso la contaminazione di stili e la selezione di tessuti pregiati e ricami esclusivi. Organza, tulle e pizzi sono petali che la sposa indosserà con la naturalezza di un fiore.

E poi c’è l’innovazione. Quelle che erano imprese artigianali a conduzione familiare si sono evolute e orientate verso le nuove tecnologie ed i nuovi processi di produzione.

Succede così che si parta dal disegno realizzato manualmente, e che questo bozzetto un po’ per volta diventi un modello digitalizzato ed affidato alle macchine per il taglio dei tessuti.

L’innovazione riguarda anche la vision: si elaborano strategie di marketing e sviluppo di marchi che consentano l’affermazione a livello internazionale dei brand di casa. Gli abiti sono distribuiti e venduti in tutto il mondo dalla Russia al Giappone, dagli Stati Uniti al Medio Oriente.

Gli abiti made in Puglia non rispondono però soltanto ad una scelta di marketing, non sono il risultato di un algoritmo.

Sono innanzitutto espressione di una cultura che non perde mai di vista il fattore umano, vero know how del territorio. Un patrimonio di competenze, tradizioni e gusto estetico che si può dire faccia parte del DNA della nostra terra. Quel DNA giustamente celebrato il 22 luglio scorso nella sfilata di DIOR a Lecce. Infatti Maria Grazia Chiuri, stilista e direttrice creativa della griffe francese, ha affidato la tessitura degli abiti a “Le Costantine”, una fondazione che ha all’interno un laboratorio con antichi telai in legno e che è nata ai primi del Novecento proprio con l’obiettivo di promuovere l’arte della tessitura e del ricamo come strumento di emancipazione per le donne attraverso l’autonomia economica.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti dell’abito da sposa made in Puglia.

Ci sono le conoscenze che vengono tramandate di generazione in generazione, la passione per il cucito, l’accuratezza del taglio, e l’arte del ricamo. Ma non basta. Dentro c’è anche la determinazione delle donne pugliesi, autentiche pioniere dell’empowerment femminile.

Fra le sarte e le stiliste della nostra terra si tramanda il detto “Ogni cannata è pintu”. Dall’errore nasce un nuovo disegno, dalla difficoltà nasce una nuova opportunità. Mai abbattersi e credere sempre in sé stesse.

Si torna così al significato più intimo ed attuale dell’abito bianco che non è solo bellezza, non è solo purezza, ma è forza d’animo e consapevolezza.

Come se fra le pieghe di quella pregiatissima tela bianca, una delle sarte pugliesi avesse ricamato la scritta “indossa il tuo abito, sposa il tuo uomo, ma non dimenticare mai di essere padrona della tua vita”.

Vitantonio Marzano

La foto di copertina è una cortesia di Antony Pepe

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