“La moda è la scienza dell’apparenza, che ispira con il desiderio di apparire piuttosto che di essere”, ha detto George Bancroft un po’ di tempo fa.

Nulla da obiettare sul valore di quest’affermazione a parte il fatto che il confine fra l’essere e l’apparire diventa sempre più labile con il passare del tempo.

Nonostante la dura legge del marketing stia trasformando il modo di pensare e di proporre l’alta moda.

Senza peraltro lederne o intaccarne il fascino e la suggestione.

Quando poi viene declinata nell’haute couture, assurge a forma d’arte, disegna nuovi scenari e nuove espressioni dell’essere e dell’apparire.

Gli stilisti sono moderni pionieri di nuovi mondi, pronti ad utilizzare linee, forme e tessuti per tracciare rotte futuribili, intraprendere direzioni diverse ed inventare nuovi approcci all’universo dell’eleganza.

Una concezione nuova che è stata mirabilmente sintetizzata a fine gennaio, nel corso della settimana dell’haute couture parigina in cui sono state presentate le nuove collezioni.

Come per prassi e tradizione consolidata, i designers hanno dedicato l’ultima uscita della loro sfilata all’abito ideale. Quello perfetto, l’opera d’arte che strappa la standing ovation, riservato ad occasioni specialissime. O ad una sposa ultra esigente che non vuole imitazioni e limitazioni di stile.

Noi ne abbiamo scelti sei per la nostra collezione ideale.

IRIS VAN HERPEN

È l’abito che sorprende, quello che emoziona. Iris Van Herpen, giovane stilista olandese ha presentato al Musee des Beaux-Arts di Parigi una collezione di abiti futuristici dal titolo Shift Souls. Abiti scultura che sono capolavori di alta sartoria. Abiti che non servono solo a coprire ma diventano un completamento del corpo ed una sorta di mutazione dello stesso. Quello in foto con le maniche ampie e la scollatura estrema sembra arrivare direttamente dal futuro.

DIOR

La collezione Dior presentata nei giardini del Musèe Rodin è in qualche maniera una celebrazione dei valori dell’haute couture oltre che un sapiente gioco di sottrazione e di pura essenzialità. L’abito bianco proposto Maria Grazia Chiuri (direttrice artistica delle collezioni donna), in abbinamento al blazer è un esempio di sofisticata sartorialità minimalista.

VALENTINO

Valentino, da par suo, ha proposto abiti elegantissimi, stravaganti, caratterizzati da colori poco convenzionali e ricchissimi di dettagli. In altre parole delle autentiche opere d’arte. Il suo abito “bianco” è in realtà avorio, caratterizzato da tantissime arricciature su base dorata con effetto glitter. Uno spettacolo

GIAMBATTISTA VALLI

Un tripudio di tulle, bianco o declinato su vari colori e gambe nude. È questo il tema della nuova collezione di Giambattista Valli che ci porta in un’atmosfera delicata e quasi sospesa. Il fashion designer italiano, non smette di sorprenderci e divertirci con disegni accattivanti, mini abiti con fiocco e splendidi tessuti.

Armani prive

Armani è sempre uguale a sé stesso eppure sempre diverso. Le geometrie dei suoi tagli, la selezione dei tessuti, la cura delle lavorazioni e l’unicità dei suoi colori, lo rendono un’icona di valore assoluto nel panorama della moda di tutti i tempi. Oltre il concetto di minimalismo. Linee semplici che impreziosite da un maxi velo diventano una suggestiva raffinatissima scenografia.

GIVENCHY

Disegnata da Clare Waight Keller e presentata nelle gallerie del Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris nasce dal dialogo fra struttura e movimento. La direzione è la ricerca della leggerezza assoluta. Abiti che sembrano disegnati da un architetto abbinati alla impalpabilità delle nuvole di organza, a trasparenze audaci e a preziosissime lavorazioni in pizzo. L’haute couture è un viaggio immaginario verso un pianeta lontano popolato dalla fantasia, dalla poesia e dalla creatività. Una rotta piena di fascino verso un sogno ad occhi aperti.

Antonio Marzano