L’abito da sposa non è soltanto la più classica delle icone del matrimonio. È anche e soprattutto il racconto della donna e del suo ruolo nella società.

Un percorso complesso che ha modificato il significato dell’abito. Quello che era emblema di vincoli religiosi e sociali, simbolo di verginità ed illibatezza è diventato esempio di affermazione e consapevolezza, espressione della personalità e dei gusti della sposa. Mamma e suocera possono esprimere gradimento ed approvazione ma hanno perso il diritto di veto. La scelta nasce solo ed esclusivamente dalla visione che la sposa ha di sé. Se da un lato il mutato ruolo della donna nella società ha determinato nuovi criteri di scelta dell’abito da sposa, è anche vero che la creazione di abiti da sposa ha contribuito al cambiamento del ruolo della donna nella nostra società.

Infatti “le sarte”, quelle che cucivano e ricamavano i primi abiti da sposa sono state le prime donne ad ambire all’emancipazione economica attraverso il raggiungimento dell’autonomia economica.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti della storia dell’abito da sposa. Ci sono le conoscenze che vengono tramandate di generazione in generazione, la passione per il cucito, l’accuratezza del taglio, e l’arte del ricamo. C’è sicuramente lo straordinario mix di tradizione ed innovazione, l’abito nasce in sartoria fra bozzetti, prototipi, ispirazioni ed idee schizzate a matita, manichini e tessuti di ogni genere. Passa attraverso la digitalizzazione per essere tagliato dalle macchine per diventare vestito in forma di petali che la sposa indosserà con la naturalezza di un fiore.

Ma non basta. Dentro c’è anche la determinazione delle donne, autentiche pioniere dell’empowerment femminile. Fra le sarte e le stiliste della nostra terra si tramanda il detto “Ogni cannata è pintu”.

Dall’errore nasce un nuovo disegno, dalla difficoltà nasce una nuova opportunità. Mai abbattersi e credere sempre in sé stesse. Si torna così al significato più intimo ed attuale dell’abito bianco che non è solo bellezza, non è solo purezza, ma è forza d’animo e consapevolezza. Come se fra le pieghe di quella pregiatissima tela bianca, una delle sarte pugliesi avesse ricamato la scritta “indossa il tuo abito, sposa il tuo uomo, ma non dimenticare mai di essere padrona della tua vita”.

Ecco perché abbiamo voluto accompagnare gli abiti di alcuni dei più prestigiosi atelier pugliesi con l’evoluzione dell’abito da sposa.

Perché l’abito da sposa non è un travestimento, non è la maschera da indossare per essere più belle agli occhi del proprio uomo o della propria famiglia. È un viaggio intimo alla scoperta di sé stesse che nasce dall’emozione di sentire, di scoprire, di ritrovarsi, di piacersi.

annasolefrugis