Qualche giorno fa stavo mettendo un po’ d’ordine a casa.

È un esercizio mentale che mi piace molto perché spesso fra carte e foglietti sparsi affiorano piacevolissimi ricordi. Così fra un vecchio numero di domanimisposo ed un romanzo di Franzen mi è capitato di trovare un menu di Masseria Montalbano. Probabilmente lo avevo preso durante il matrimonio di Francesca e Marco e avevo deciso di utilizzarlo come segnalibro. La data impressa del 22 ottobre 2019 mi ha riportato a quel giorno fantastico. Una festa come poche. Del resto quando ci si ritrova fra amici è sempre così. Ma quel menu ha risvegliato in me la memoria sensoriale di quel giorno speciale. Procedo in ordine sparso seguendo il filo della memoria.

Ricordo di aver percorso il viale alberato che porta in Masseria e ricordo di essere stato colpito dall’intricata maestosità degli ulivi, testimoni silenziosi di quei luoghi. E poi c’è stato lo stupore di rivedere il mare che faceva da sfondo a quegli alberi secolari. Se vogliamo, in un’unica singola prospettiva, c’era la sintesi perfetta della nostra terra. Il ricordo successivo è invece legato alla stretta connessione fra la cucina ed il luogo. Ogni piccola parte di quanto gustato durante la festa, riportava al palato quello che aveva attratto il mio sguardo pochi momenti prima.

È stato come se lo chef avesse voluto regalare ad ognuno degli ospiti il suo personale punto di vista sul paesaggio. È partito dal territorio ma lo ha riscritto mescolando tradizione e creatività. Il risultato è stato un nuovo equilibrio di sapori, semplificato e rinnovato senza rinunciare all’espressione di valori antichi ed ancora attuali.

E se pensate che siano parole senza senso, vi riporto qualche dettaglio:

“Capunti senatore cappelli al pesto di fiori di zucca e pomodorino candito con crema di ricotta e cialda di pane”. In altre parole la Puglia, i colori, i profumi del nostro il territorio raccontati con semplicità e sincerità. Uno scrigno di sapori vecchi ma nuovi.

“Spighe farcite al caciocavallo e capocollo di Martina Franca con vellutata di carciofi”. Tanta semplicità in un piatto preciso, chiaro, potente, che è una foto, perfettamente a fuoco, della nostra cucina tradizionale. Ma lo chef è come uno degli ulivi che circondano la masseria. Ha solide radici nella tradizione ma sguardo e talento sono proiettati verso il futuro, come i rami dell’albero tendono verso il cielo.

Basti pensare allo “spiedino di polpo al cocco con insalatina di frutta esotica”, o al “tonno rosso in crosta di sesamo e cous cous di verdure”o al “Medaglione di vitello in crosta alle mandorle e confettura di mele cotogne con carciofo agli aromi e chips di violette”. Il suo racconto è il Mediterraneo, un viaggio emozionale fra terra e mare, con un inizio ed una fine.

Un racconto che non passa attraverso lo storytelling del personale di sala perché lo chef preferisce puntare al risultato finale che è quello del primo assaggio, il momento più importante. Meglio lasciare parlare il gusto e regalare certezze al palato. E le certezze regalate dalla cucina di Masseria Montalbano sono di valore assoluto come del resto sono di valore assoluto l’attenzione e la cura nel dettaglio che lo staff della Masseria dedica agli sposi ed ai loro ospiti.

Per tornare al menu ritrovato devo citare una riflessione trovata in rete. “Invitare qualcuno a pranzo vuol dire incaricarsi della felicità di questa persona durante le ore che egli passa sotto il vostro tetto”.

Grazie ai miei amici sposi e grazie allo staff di Masseria Montalbano, il 22 ottobre dello scorso anno posso dire di esser stato felice.

 

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L’immagine di copertina è di Matteo Lomonte Photography