C’è sempre un momento in cui tutto ricomincia. Per Ferdinand, stilista visionario e fondatore di Ferdinand Concept, questo momento ha preso il nome di Eva: una collezione bridal che nasce dal desiderio di raccontare l’essenza più pura della donna, un ritorno alle origini che diventa promessa di futuro.

La collezione è stata presentata ad Andria in collaborazione con l’atelier D’Avanzo Alta Moda Sposa. Sede della sfilata il suggestivo Chiostro San Francesco: una cornice storica e spirituale che ha accolto gli abiti come fossero presenze vive, sospese tra sacralità e poesia. Abbiamo incontrato Ferdinand per farci raccontare la genesi di Eva, il lavoro dietro le quinte e la sua visione sul futuro del bridal fashion.
A proposito di Eva
Da dove nasce l’ispirazione per la collezione Eva?
«L’ispirazione nasce dal desiderio di raccontare la donna nella sua essenza più autentica. Eva è la prima, ma è anche emblema di tutte le donne forti che hanno fatto la storia. Donne audaci e determinate che hanno saputo imprimere una direzione alla vita. Così come fa ogni sposa che nel giorno del proprio matrimonio porta con sé il sogno di un nuovo inizio. Ho immaginato abiti come pagine bianche da riempire di emozioni, ma già intrisi di forza e delicatezza.»

Il nome Eva richiama un’origine, un inizio. Qual è il messaggio che vuoi trasmettere alle spose?
«Eva è un simbolo forte: la prima donna, il punto di partenza di ogni storia. Ogni matrimonio è un nuovo Eden personale, e l’abito da sposa diventa rito di rinascita. Ho voluto che questo fosse chiaro nel nome e nello spirito della collezione.»

Tre parole per descrivere lo stile della collezione?
«Forte, sensuale e leggero.»
Quali tessuti e lavorazioni caratterizzano Eva?
«Ho scelto tessuti leggeri, impalpabili, come organza, georgette, tulle e seta naturale. Ma il fulcro delle mie creazioni sono le lavorazioni artigianali e i ricami 3d fatti a mano e ottenuti mettendo insieme pizzi diversi per creare nuove trame. Obiettivo è rendere ogni abito unico, con un tocco poetico e concreto insieme.»
Chi è la “Eva” di Ferdinand?
«È la donna diva degli anni 50, non tanto per le linee quanto per la ricerca dello sfarzo. A pensarci le star di quegli anni sono ancora oggi icone di eleganza e bellezza inarrivabile. La mia Eva è esattamente così: non vuole trasformarsi ma rivelarsi. Anzi svelarsi.»
Un abito manifesto della collezione?
«È sicuramente l’abito a sirena che ha dato il nome alla collezione e che ha sfilato per primo stasera: scollo all’americana, interamente trasparente e ricoperto da un patchwork di foglie di forme diverse. Un chiaro richiamo alla nudità di Eva e alle origini del mondo»
Dietro le quinte: il processo creativo
Quanto tempo richiede creare una collezione come Eva?
«Fino a tre mesi: si parte da un’idea che diventa poi un disegno. Dal disegno si passa alla ricerca dei tessuti e alla costruzione dei prototipi. Ogni fase porta nuove soluzioni, nuove variazioni in un percorso che si scrive passo dopo passo.»
La sfida più grande?
«Disegnare 23 abiti, ognuno dei quali è pensato per un’idea di donna diversa. Non esiste un prototipo ma tante differenti fisicità e personalità. Anche nella sfilata ho scelto le indossatrici in funzione dell’idea di donna che mi aveva ispirato quel determinato modello di abito.»

Istinto o razionalità?
«Entrambi. Ma sulla progettazione prevalgono nettamente l’istinto e la creatività che mi portano prima ad immaginare il modello da realizzare quasi come fosse una visione. Questa visione si traduce poi in un disegno che è la trasposizione di quello che avevo immaginato.»
Artigianalità e innovazione: come convivono?
«L’artigianalità è il DNA del mio brand, l‘innovazione è nelle idee e nella ricerca di nuove linee o di nuovi tessuti. Ma tutto nasce dalla voglia di disegnare capi sempre unici realizzati in Italia. Alla base c’è il rifuggire da tutto ciò che è seriale o replicabile.»
La sfilata al Chiostro di Andria

Perché proprio il Chiostro San Francesco?
«Per aderire all’idea del mio cliente, l’atelier D’Avanzo Alta Moda Sposa. Per la forte connessione con il territorio di Andria, territorio da valorizzare e promuovere anche in chiave turistica. Perché il chiostro è un luogo che custodisce bellezza e spiritualità. E perché volevo un palcoscenico che amplificasse il senso di Eva: un ritorno alle origini con lo sguardo al futuro.»

Che emozione hai provato?
«È stata un’emozione fortissima. Premetto che negli ultimi anni avevo tralasciato le sfilate per puntare su grandi fiere di settore. Ma vedere gli abiti indossati dalle modelle muoversi nel chiostro e illuminati dalle luci della sera, è stato commovente. Sono passati dall’essere materia a diventare vita in movimento.»
Quali reazioni del pubblico ti hanno colpito di più?
«Il silenzio carico di emozione durante la sfilata. La partecipazione di più di duecento future spose. E sentirsi dire da molte di loro che si erano identificate nei miei abiti. Sono quelle parole a dare senso al mio lavoro.»
Cosa rappresenta per te oggi l’abito da sposa?
«L’abito da sposa è un sogno da indossare. Nessun altro abito racchiude tanta intensità emotiva.»
Il futuro del bridal fashion?
«Sarà sempre più personalizzato. Ma anche essenziale e sobrio nelle linee. E a proposito di essenzialità corre l’obbligo di ricordare Giorgio Armani scomparso pochi giorni fa e autentico maestro nell’arte di disegnare abiti bellissimi nel rigore della loro essenzialità. Anche la mia prossima collezione sarà ispirata al minimalismo e all’essenziale sia dei materiali che delle linee»
Cosa chiedono oggi le spose?
«Di sentirsi uniche e sicure. Io cerco di offrire di più: il riconoscersi, lo specchiarsi e dire “questo sono io”.»
Il momento più emozionante del tuo lavoro?
«Quando vedo l’abito indossato. È lì che tutto prende senso.»
La tua filosofia in una frase per le future spose?
«Sii te stessa, e lascia che l’abito racconti la tua essenza.»
La collezione Eva non è solo un insieme di abiti: è una dichiarazione di rinascita, un atto d’amore verso la femminilità. Nel silenzio del Chiostro di Andria, Ferdinand ha fatto sfilare non semplici vestiti, ma la promessa che ogni sposa possa sentirsi, almeno per un giorno, origine e destino della propria storia.
Antonio Marzano


