C’è un pezzo di Puglia che sta per cambiare volto: la Terra del Primitivo, gloria dei Messapi, dove l’acqua del fonte Pliniano “resta ancora” immutabile nel tempo, come simbolo di continuità e memoria. Manduria, il pezzo di Puglia di cui vi parliamo, ha deciso di puntare sul turismo esperienziale. E viaggia in questa visione con l’entroterra dell’Alto Salento e insieme alle marine Joniche per posizionarsi anche come meta del destination wedding.

Durante l’ultima edizione della Fiera Pessima di Manduria, è stato presentato il primo passo concreto di un percorso ambizioso: “Sistema Alto Salento Jonico: dall’identità locale alla destinazione integrata”.

Il convegno, promosso dall’assessore al Turismo di Manduria Luigia Lamusta, ha visto la partecipazione dei Comuni di Sava, Avetrana, Maruggio, Torricella e Pulsano per avviare un dialogo strutturato. L’obiettivo dichiarato è chiaro: sostituire progressivamente un’offerta turistica frammentata con una rete coordinata, riconoscibile e competitiva sul mercato internazionale.

“Abbiamo voluto fortemente questo convegno per coinvolgere i comuni dell’entroterra e delle marine joniche” ha detto l’assessora Lamusta. “L’idea è avviare un processo che porti a costruire insieme una destinazione integrata dove ogni territorio porta il proprio valore unico e inestimabile”.

Oltre il turismo di massa: la nascita di una destinazione esperienziale

Il turista è cambiato. Non è più un semplice visitatore, ma un viaggiatore globale in cerca di autenticità. Oggi, chi sceglie una meta, vuole vivere come un locale, immergersi nelle tradizioni e portare a casa un’esperienza unica. Questo desiderio è ancora più forte per chi sogna un destination wedding in Puglia: non si cerca solo uno sfondo da sogno, ma un pezzo di territorio con la sua anima più profonda.

Proprio su questo si fonda il Piano Strategico di Riposizionamento “Manduria Luxury, dove la ritualità diventa lusso”, firmato da Tiziana Magrì, Consulente Strategico della Destinazione Turistica Manduria, che ha già presentato il progetto alla BTM di Milano e alla BIT 2026 a Bari.

La sua missione è chiara: trasformare Manduria da “comune agricolo di passaggio” a destinazione turistica di alta gamma attraverso esperienze curate nei minimi dettagli per un turismo di qualità disposto a investire.

Tradotto in pratica, significa trasformare gli elementi più autentici del territorio in esperienze di valore. Il rito della vendemmia, la storia millenaria dei Messapi, la cultura dell’accoglienza, la tipicità  enogastronomica diventano il cuore di un’offerta esclusiva per un pubblico nazionale e internazionale che cerca ben più del semplice “mare d’agosto”. Un turismo di qualità, disposto a investire in esperienze curate nei minimi dettagli. Ed è qui che entrano in gioco i futuri sposi.

Destination wedding: il segmento d’oro per l’Alto Salento

Perché parlare di matrimoni in un convegno sul turismo? Perché il destination wedding è uno dei settori in più rapida e forte espansione e richiede esattamente ciò che l’Alto Salento Jonico vuole offrire: ospitalità di lusso, servizi integrati e professionalità diffusa. I numeri parlano chiaro: il fatturato del wedding tourism Italia vale circa 1 miliardo e 100 milioni, 3 milioni di pernottamenti e più di un milione di presenze in strutture ricettive. Poi c’è l’indotto che deriva dalla permanenza sul territorio e dalle esperienze che si fanno a margine del ricevimento di nozze. La Puglia, con la Valle d’Itria ma non solo, è in fortissima ascesa. Coppie da Inghilterra, Stati Uniti, Australia ed Emirati Arabi la scelgono per il loro “sì”.

Come ha spiegato il sottoscritto intervenuto al convegno, chi sceglie di sposarsi qui non cerca solo una chiesa o una masseria, ma un ecosistema funzionante che sia anche racconto identitario del territorio. Un’organizzazione totale che permetta di gestire senza intoppi ogni aspetto dell’evento, dalla cerimonia al ricevimento, dall’accoglienza degli ospiti ai trasporti. E un territorio che non sia solo sfondo ma elemento portante della storia

E in questo scenario, Manduria e il suo territorio hanno carte straordinarie da giocare: masserie da favola incastonate tra uliveti e vigneti del Primitivo, acque Bandiera Blu e gioielli storici come la chiesa rupestre di Santa Maria di Bagnolo.

Fare rete: la sfida per un’offerta d’eccellenza

Ma avere un patrimonio straordinario non basta. Per competere a livello globale, servono figure professionali preparate, standard di qualità condivisi e una strategia integrata che faciliti le scelte per chi arriva dall’estero. I rappresentanti dei Comuni coinvolti, Francesca Tomaselli (Pulsano), Francesco Depascale (Torricella) ed Emanuele Micelli (Avetrana), sono stati concordi sulla necessità di affrontare le criticità in modo unitario. L’ulteriore necessità di collaborazione è stata ribadita dagli interventi di Vito Parisi, vicepresidente Anci nazionale, e del consigliere regionale Cosimo Borraccino.

Non si parte da zero, ma da un patrimonio immenso, materiale ed immateriale, che ora va messo a sistema.

Antonio Marzano