C’è un filo sottile che lega un matrimonio a un viaggio di ritorno. Non è solo questione di location suggestive o di cornici da cartolina: è qualcosa di più profondo, che affonda le radici nella memoria e nella storia familiare. È il fenomeno del destination wedding legato al turismo delle radici, un segmento in crescita esponenziale che sta ridisegnando le mappe del turismo italiano, portando luce su borghi dimenticati e trasformando le nozze in un rito di riconnessione con le proprie origini.

 

Il caso Coppola: Hollywood a Bernalda

La storia più emblematica è probabilmente quella di Francis Ford Coppola e del piccolo comune lucano di Bernalda. Nel 2004, il regista de Il Padrino acquistò Palazzo Margherita, una dimora ottocentesca nel centro del paese. Non era un investimento qualsiasi: Bernalda era il luogo di nascita di suo nonno Agostino, emigrato negli Stati Uniti nel 1904. Coppola volle restaurare il palazzo con cura maniacale, affidandosi al designer francese Jacques Grange, e nel 2012 lo aprì come hotel di lusso.

Ma il momento che mise Bernalda sulla mappa turistica mondiale fu un altro: nell’agosto del 2011, Sofia Coppola scelse il giardino di Palazzo Margherita per sposare Thomas Mars, cantante dei Phoenix. Non fu un matrimonio qualsiasi. Fu lu spusalìzio degli spusalìzi, come lo definirono i bernaldesi. Le nozze portarono in Basilicata un pezzo di Hollywood, con un menu che includeva specialità lucane “estreme” come la capuzzella. Ma soprattutto, quel giorno trasformò un borgo dimenticato in una destinazione ambita.

Oggi Palazzo Margherita è molto più di un hotel: è un simbolo di come il turismo delle radici possa rigenerare un territorio, creando occupazione e attirando viaggiatori da tutto il mondo. E la Puglia, confinante e sorella, ha saputo leggere questa lezione meglio di chiunque altro.

I numeri di un fenomeno che non si ferma

Il turismo delle radici non è un vezzo per pochi: è un mercato enorme e in continua espansione. Nel 2025, sono stati quasi 7 milioni , i visitatori arrivati in Italia per riscoprire i luoghi d’origine dei propri avi. numeri destinati a salire a 7,3 milioni nel 2026.

I numeri delle presenze sono altrettanto impressionanti: si passerà dai 34,4 milioni di pernottamenti del 2024 a oltre 37,9 milioni nel 2026. E la spesa turistica crescerà di conseguenza: da 5 miliardi di euro nel 2023 a oltre 5,5 miliardi previsti per il 2026.

Questi viaggiatori, inoltre, spendono più della media: 145 euro al giorno a persona contro i 128 euro dei turisti stranieri in Italia. E non sono turisti mordi-e-fuggi: il soggiorno medio è di 5,32 pernottamenti. Ma c’è di più: molti di loro tornano con frequenza, anche tre o quattro volte l’anno (il 28%) o addirittura cinque o sei (l’11%), e si fermano in media 19 giorni.

Puglia, la terra dei trulli e dei sì

Tra le regioni più coinvolte da questo fenomeno c’è la Puglia. E non è un caso. Il paesaggio pugliese – con le sue masserie bianche immerse tra ulivi secolari, i trulli di Alberobello, le coste caraibiche del Salento – offre la cornice perfetta per un matrimonio da sogno. Negli ultimi anni, la regione è diventata protagonista indiscusso dei destination wedding.

Le masserie pugliesi, e decine di altre location offrono agli sposi internazionali un’esperienza che è insieme lusso e autenticità. Come scrive Elle, la Puglia è ormai “the wedding location of choice for insiders seeking more than a pretty picture”.

Ma il vero valore aggiunto è nella storia. Per i discendenti degli emigrati pugliesi – e sono milioni, sparsi in America, in Europa e in Argentina – tornare in Puglia per sposarsi significa molto più che celebrare un rito: significa risalire il corso del tempo, camminare sulle orme dei bisnonni, riscoprire una terra che è rimasta nel cuore e nella memoria, tramandata di generazione in generazione.

Hoboken, cent’anni di Italianità

E parlando di discendenti e di memoria, c’è un appuntamento che nel 2026 assume un significato speciale: il centesimo anniversario dell’Hoboken Italian Festival. Dal 10 al 13 settembre 2026, la città del New Jersey celebrerà un secolo di tradizione italiana. La festa – conosciuta anche come Feast of the Madonna dei Martiri – nacque nel 1926 dalla comunità di emigrati molfettesi che portarono oltreoceano la devozione per la loro patrona e l’amore per la propria terra.

Oggi l’Hoboken Italian Festival richiama oltre 250.000 persone da tutti gli Stati Uniti. È la più grande comunità pugliese nel mondo, e il suo centenario è stato celebrato anche alla Camera dei Deputati, con il conferimento del Brand Ambassador Made in Italy. Un riconoscimento che va oltre il simbolo: è la prova che l’identità italiana, custodita per cent’anni in una cittadina del New Jersey, è oggi un formidabile motore di turismo delle radici.

Quest’anno, il festival non sarà solo una festa. Sarà un ponte. Per i tanti italo-americani che vi parteciperanno, sarà l’occasione per riscoprire le proprie origini, magari prenotando un viaggio in Puglia, nella terra dei loro avi. E chissà che qualcuno di loro, camminando tra i trulli o lungo le coste del Salento, non decida di tornare per pronunciare quel  che unisce il futuro al passato, l’amore alla memoria.

 

Roberto Pansini, l’ambassador che tiene vivo il legame

E proprio in questa direzione si muove una figura che sta facendo da trait d’union tra la Puglia e gli Stati Uniti: Roberto Pansini, ambassador pugliese di Hoboken. Molfettese doc, Pansini è il fondatore e CEO dell’associazione “I Love Molfetta” (nata come Oll Muvi), che da oltre vent’anni lavora instancabilmente per mantenere vivo il legame tra la Puglia e le comunità italo-americane. Nel 2026, in occasione del centenario dell’Hoboken Italian Festival, è stato nominato International Ambassador della Società Madonna dei Martiri. Un riconoscimento che sancisce il suo ruolo di punto di riferimento per le comunità pugliesi nel mondo.

Il suo lavoro non è mai stato solo celebrativo. Pansini ha viaggiato in lungo e in largo negli Stati Uniti, raccogliendo testimonianze, fotografie, ricette, parole in dialetto e frammenti di vita degli emigrati pugliesi e dei loro discendenti. Ha realizzato il documentario “Illuminiamo la tradizione / We Light the Tradition” (2015), vincitore di tre premi internazionali come miglior documentario nei festival dedicati alla cultura italiana nel mondo. E per il centenario del 2026 sta preparando un nuovo documentario, un libro fotografico e una serie di eventi culturali e religiosi.

Ma il legame tra Pansini e il mondo del destination wedding è ancora più stretto. Domanimisposo, il magazine che da anni racconta il matrimonio in Puglia e promuove la regione come meta ideale per le nozze internazionali, ha già incrociato più volte il suo percorso con quello dell’ambassador pugliese. Nel 2019, in occasione degli Italian Wedding Awards, Domanimisposo assegnò a Roberto Pansini una menzione speciale per il suo contributo nella promozione del territorio tra la Puglia e gli Stati Uniti.

Domanimisposo ad Hoboken: il destination wedding incontra le radici

E il dialogo continua. Domanimisposo sarà ad Hoboken, proprio in occasione del centenario dell’Hoboken Italian Festival, per parlare di destination wedding in Puglia. Un passaggio naturale: se il turismo delle radici è il ponte che riporta i discendenti degli emigrati nella terra dei loro avi, il matrimonio è il rito che suggella questo ritorno. E chi meglio di Domanimisposo, che da anni racconta le eccellenze pugliesi del wedding e guida gli sposi nella scelta della regione come destination wedding, può farsi portavoce di questo messaggio proprio nel cuore della più grande comunità pugliese d’America?

L’appuntamento è per settembre 2026, quando Hoboken si trasformerà ancora una volta in un angolo di Puglia. E tra le processioni, gli stand gastronomici e le migliaia di discendenti che torneranno a celebrare le proprie radici, ci sarà anche chi parlerà di sì, di altari e di trulli. Perché il destination wedding, in fondo, è proprio questo: un modo per dire “sì” all’amore e, nello stesso tempo, “sì” alle proprie origini.

Il destination wedding legato al turismo delle radici non è solo una moda. È una delle forme più autentiche di turismo che esista: quella che trasforma un viaggio in un pellegrinaggio, un matrimonio in un ritorno a casa. E l’Italia, con la sua diaspora di 80 milioni di oriundi e discendenti, ha il potenziale per diventare la capitale mondiale di questo fenomeno. A patto di saper accogliere non solo gli sposi, ma le loro storie. E la Puglia, con i suoi trulli, le sue masserie e il suo cuore aperto verso l’America, è pronta a farlo. Con Domanimisposo a fare da guida, e con Roberto Pansini a tendere il ponte.

Antonio Marzano