Manduria, il Sud che impara a riconoscersi
Il 31 luglio 2026, nel Chiostro del Museo Civico di Manduria c’era un’ombra che regalava respiro dalla calura afosa del pomeriggio. Qui all’ombra di quello che in città chiamano ancora Chiostro del Palazzo delle Servite, si sono ritrovati istituzioni, accademici, operatori e professionisti del turismo. Tutti seduti in circolo senza poltrone, palcoscenici, o ledwall alle spalle. Non è stato un convegno ma un appuntamento costruito e configurato come momento di dialogo con l’obiettivo preciso di pensare al Mezzogiorno come ad un sistema turistico capace di competere.

Un forum, non una vetrina
“Destinazioni Emergenti del Mezzogiorno”, è stato il primo appuntamento di WeWelcome South Next Destinations, il programma di destination management firmato WeWelcome e diretto da Tiziana Magrì. Presenti come relatori Francesco Calabrò (ICOMOS Italia), Federico Massimo Ceschin (SIMTUR), il sottoscritto Antonio Marzano, Antonella Millarte (ITS Academy Puglia), Antonio Ladisa (ManagerItalia), Antonio Prota (ASSIDEMA), Marco Capani (Innovation Technology Manager) e la stessa Tiziana Magrì. Importante la partecipazione delle istituzioni, dal sindaco della città di Manduria, avv. Domenico Sammarco, agli assessori e consiglieri comunali presenti.

Sul tavolo, i temi che contano oggi: le nuove tendenze del settore, il wedding di lusso, il turismo esperienziale, il mice di qualità. Alla base la considerazione che non sia sufficiente riconoscersi nel proprio ruolo. Ma che sia necessario capire, anche a livello istituzionale, dove si vuole arrivare e con quali strumenti. Pianificazione strategica e indicatori di valutazione sono i binari che tengono lontani dalle scorciatoie e dalle illusioni facili.
Il Sud che manca all’appello
C’è una contraddizione che pesa, ed è stata detta senza girarci intorno: il Mezzogiorno resta in gran parte da scoprire, ricchezza economica ma anche professionale, eppure il Sud e le Isole occupano ancora una fetta piccola nella mappa delle destinazioni emergenti. Una sproporzione che stride con il patrimonio naturale e culturale che questa terra custodisce. Il turismo di qualità può essere la risposta ma solo se genera lavoro qualificato, radicato nel territorio, capace di raccogliere conoscenza e restituirla come servizio, come cura, come competenza vera.

Tre aree del Sud sono state indicate come primi terreni di prova: l’Alto Salento Jonico, le Marine Joniche, la Terra delle Gravine. Territori che possono farsi apripista per un turismo diverso, più raffinato, più cercato, l’inizio di un progetto che guarda a un Mezzogiorno più omogeneo, più consapevole di sé, che vive le proprie opportunità come crescita e non come eccezione.

Diventare destinazione è un mestiere, prima che un traguardo
C’è una cosa che il forum ha messo a fuoco meglio di ogni altra: un luogo non diventa destinazione perché qualcuno lo decide da fuori. Diventa destinazione quando la comunità che ci vive prende consapevolezza della propria identità quando smette di guardarsi con gli occhi del turista di passaggio e comincia a riconoscere, nel proprio paesaggio e nelle proprie abitudini, un valore da custodire e da raccontare. È un lavoro lento, fatto di formazione, di visione condivisa, di istituzioni che parlano con chi il territorio lo vive ogni giorno.
Ed è per questo che conta chi si è seduto in circolo nel Chiostro.
Il matrimonio come racconto del territorio
Tra i relatori c’ero anche io, Antonio Marzano, e al forum ho portato il punto di vista di chi il wedding lo vive come lavoro e come osservatorio privilegiato sul territorio. Manduria, per chi si occupa di matrimoni di fascia alta, non è solo un indirizzo elegante da inserire in un catalogo. È un luogo che ha già tutto quello che il wedding tourism internazionale cerca: la pietra chiara dei chiostri, le masserie che punteggiano la campagna, il mare ionico a pochi minuti, una cucina che non ha bisogno di essere reinventata perché è già vera.

Quello che ho provato a dire, tra quelle mura, è che il matrimonio non è un evento da ospitare è un racconto da costruire insieme al territorio. Uno sposo che sceglie Manduria per il proprio giorno più importante sceglie anche i suoi vigneti, i suoi artigiani, il suo modo di stare a tavola. Ogni matrimonio diventa così una piccola ambasciata del Sud nel mondo, e ogni ospite che torna a casa porta con sé un’immagine di questa terra più vera di qualunque campagna pubblicitaria. È un’economia che si costruisce, non si improvvisa: servono professionisti formati, filiere corte tra location e fornitori, una regia che sappia tenere insieme bellezza e organizzazione. Il forum di Manduria, per la prima volta, ha messo il wedding al centro di un ragionamento strategico sul Mezzogiorno, e non come tema di contorno.
Turismo rurale, turismo che rigenera
In mezzo a tante parole il convivio offerto da Nicola De Bartolo Events e Catering e la musica e la danza tradizionale pugliese di Valentina Lavalelapizzicata hanno riportato tutti a un principio semplice: il cibo di un territorio e il suo ritmo più popolare raccontano più di mille slide perchè non sono semplicemente spettacolo o degustazione ma memoria che si muove.

E, a proposito di muoversi e visitare posti nuovi, il turismo rurale e sostenibile non è un settore di nicchia da coltivare a margine, è la radice da cui può crescere tutto il resto. E oggi non basta più parlare di sostenibilità. Bisogna parlare di turismo rigenerativo, un modo di viaggiare in cui chi arriva non si limita a visitare un luogo, ma diventa parte della sua rinascita. È una responsabilità diversa, per il visitatore e per chi accoglie. Ed è forse la definizione più precisa di quello che Manduria, quella sera nel chiostro, ha iniziato a diventare: non una tappa, ma un pezzo di un progetto più grande.
antonio marzano


