Cinquanta numeri. Cinquanta copertine. Cinquanta modi diversi di raccontare la stessa, identica cosa: l’amore che si fa tradizione, e la tradizione che si fa racconto.

Quando abbiamo iniziato questo viaggio, non immaginavamo che saremmo arrivati fin qui. Numero dopo numero, abbiamo costruito insieme a voi un archivio di storie, emozioni, luoghi. Coppie che si sono dette sì sotto cieli diversi, famiglie che hanno intrecciato radici lontane, comunità che hanno tenuto viva la fiamma di un’identità che attraversa gli oceani senza mai spegnersi. Ogni copertina è stata una porta aperta su un mondo, un invito a guardare più da vicino chi siamo e da dove veniamo.

Per questo traguardo speciale, abbiamo scelto di cambiare pelle. Il formato si fa più grande, più fotografico, più emozionale: meno parole di cornice, più immagini che parlano da sole. Perché ci sono momenti e storie che la fotografia racconta meglio di qualsiasi testo, catturando uno sguardo, un gesto, un istante che altrimenti andrebbe perduto.

Un numero, un secolo

E per questo numero abbiamo scelto un tema che ci sta particolarmente a cuore: la centesima edizione dell’Hoboken Italian Festival.

Cento anni di un festival che unisce la comunità degli italo-discendenti residenti nel New Jersey con l’Italia di oggi, e in particolare con la Puglia, terra di partenza per tante di quelle famiglie che, generazioni fa, attraversarono l’oceano in cerca di un futuro. Cento anni non sono un anniversario qualunque: sono la prova vivente che un legame, se coltivato con cura, non si spezza mai.

Ma questo numero speciale non vuole essere soltanto una celebrazione nostalgica del passato, un tuffo sentimentale nei ricordi dell’Italia che fu, nelle tradizioni e nei valori tramandati di generazione in generazione. Vogliamo che sia spunto per una riflessione che non riguarda direttamente il mondo del destination wedding o del turismo di ritorno.

L’emigrante, oggi

Abbiamo voluto celebrare l’Hoboken Italian Festival anche per restituire dignità e attualità alla figura dell’emigrante.  Perché l’emigrante non è una figura del passato ma è storia estremamente attuale.

Oggi come ieri, ci sono persone che attraversano mari, che superano confini, che lasciano tutto ciò che conoscono per cercare altrove una possibilità. E quelle persone, ieri come oggi, non portano con sé soltanto un bagaglio di speranze personali: portano dialogo, portano confronto, portano competenze, portano incontro tra mondi che altrimenti resterebbero estranei l’uno all’altro.

Chi migra costruisce ponti, anche senza saperlo. Mescola lingue, cucine, sguardi. Insegna a chi resta e a chi accoglie che le differenze non sono muri, ma materiale con cui costruire qualcosa di nuovo insieme. In un tempo in cui i confini sembrano tornare a essere linee da difendere invece che soglie da attraversare, il gesto di chi migra è, prima di ogni altra cosa, un gesto di pace.

Per questo, con la convinzione che ci accompagna in questo numero, crediamo che a tutti i migranti del mondo andrebbe attribuito il Premio Nobel per la Pace. Non come un simbolo astratto, ma come riconoscimento concreto a chi, ogni giorno, scegliendo di partire, di arrivare, di restare, costruisce dialogo dove altri costruiscono barriere.

Grazie

Tornando a Domanimisposo, cinquanta numeri sono un traguardo che appartiene prima di tutto a voi lettori, che ci avete seguito storia dopo storia, copertina dopo copertina. E appartengono a chi, come la comunità di Hoboken, ha saputo tenere accesa per cento anni una luce che parla di casa, di appartenenza, di identità che si rinnova senza mai perdersi.

Buona lettura, e buon cammino a chi lo sta ancora percorrendo.

Antonio Marzano

 

in copertina l’immagine della fotografa Vanessa Serra racconta un matrimonio pugliese organizzato dalla wedding planner Lia Serra