Un istituto antico che il mare ha sempre raccontato in modi diversi e che oggi cambia più velocemente della sua storia
C’è un filo che attraversa tremila anni di storia mediterranea e che passa, quasi sempre, per lo stesso luogo: il corpo e il destino di una donna che si sposa. Dal diritto romano a quello islamico, dai codici ottomani alle leggi napoleoniche importate nel Nord Africa, il matrimonio non è mai stato solo un affare privato tra due persone. È stato lo strumento con cui le società mediterranee hanno deciso chi eredita, chi comanda in casa, chi ha diritto a un cognome e chi no. E la sposa, per gran parte di questa storia, è stata più un soggetto da tutelare che una parte contraente libera.
Un mosaico, non una frontiera
È semplicistico immaginare il Mediterraneo diviso in due: a Nord l’emancipazione, a Sud la tradizione. La realtà è più interessante, e più fluida. La Tunisia ha abolito la poligamia già nel 1956, prima di molti paesi europei di allora. Il Marocco, dal 2004, ha riformato il suo codice di famiglia alzando l’età minima per sposarsi e limitando la poligamia; una seconda riforma, approvata nei suoi principi dal sovrano alla fine del 2024, è ancora oggi al vaglio del parlamento, e promette, tra le altre cose, di rendere obbligatorio il consenso della prima moglie prima di un secondo matrimonio. In Libano convivono ancora oggi tribunali religiosi diversi per ogni confessione, eredità dell’antico sistema ottomano dei “millet”.
Nel frattempo, sulla sponda europea, il matrimonio ha semplicemente perso centralità: in Italia le donne si sposano oggi in media a quasi 34 anni, cinque in più rispetto a vent’anni fa, e i matrimoni nell’Unione Europea si sono quasi dimezzati dagli anni Sessanta a oggi. Non è detto, però, che questo significhi più parità: la divisione del lavoro domestico resta squilibrata anche nelle coppie più “moderne”.
Perché non c’è un solo modello che vince
La tentazione di leggere tutto questo come un’unica corsa, chi è più avanti, chi deve “recuperare”, è forse la trappola più grande. Studiose come l’antropologa Fatima Mernissi o la sociologa Deniz Kandiyoti hanno mostrato che le donne, anche nei sistemi più rigidi, non sono mai state semplici vittime passive: negoziano margini di libertà dentro strutture che restano ineguali. Il risultato, nel Mediterraneo di oggi, non è un’unica modernità che avanza da Nord a Sud, ma tante modernità diverse, ciascuna con il proprio ritmo e le proprie contraddizioni.
E domani?
Difficile immaginare un unico destino. È probabile che l’istruzione femminile e la vita online continuino a spingere ovunque verso matrimoni più tardivi e più scelti. Ma è altrettanto probabile che questo cambiamento conviva, ancora a lungo, con resistenze culturali e persino con nuovi ritorni all’indietro, quando la “famiglia tradizionale” viene usata, a Nord come a Sud, come bandiera identitaria contro un mondo che cambia troppo in fretta.
Forse è proprio questo il tratto più mediterraneo della vicenda: non una linea retta verso l’emancipazione, ma un mare mosso, dove onde diverse si incontrano senza mai fondersi del tutto.
antonio marzano


