“Ci sono Luoghi che non si limitano a essere visti. Si sentono.”
C’è un momento, in ogni viaggio, in cui la fotografia finisce e comincia il viaggio vero. È l’istante in cui abbassi il telefono, ti fermi sul ciglio della strada, e senti che quel luogo, quel muro scrostato, quella luce obliqua sul mare, ti stanno dicendo qualcosa che nessuna inquadratura può contenere. Non è più un posto da mettere in un album. È un posto che ti sta abitando. Ho imparato, camminando, che i luoghi migliori non sono quelli che si vedono meglio, ma quelli che si ascoltano di più. Bastano un odore di legna bruciata, il rumore di un’imposta che sbatte, un passo nel silenzio della controra, e la geografia smette di essere cartina e diventa racconto. Il turista cerca lo scatto perfetto. Il viaggiatore cerca la crepa da cui entra il senso delle cose.
La mia non è una crociata contro le foto, né contro l’Instagram che tutti abbiamo in tasca. È solo un invito a non fermarsi lì. A trattare la bellezza come una porta e non come un traguardo. Perché ogni luogo, un angolo di città sconosciuta fino a ieri, un paesaggio che si è già amato cento volte, uno scorcio di paese che non compare in nessuna guida, e persino il posto scelto per il proprio matrimonio, custodiscono un’emozione unica, che appartiene solo e soltanto a quel luogo. Che non si fotografa: si riconosce.
Queste riflessioni, giuste o sbagliate che siano, nascono dall’aver letto un articolo dal titolo “Vuoi diventare Cercatore dell’Incanto?”. Il Cercatore di Incanto è un progetto di crowdsourcing ideato dal regista-sceneggiatore Michele Lanubile per la creazione collettiva di un Atlante Emozionale dell’Incanto: un archivio universale dove ogni Luogo si sceglie non per la sua notorietà, ma per l’Incanto, l’emozione bella e autentica che si desidera vivere e che appartiene, in modo unico, a quel luogo. Il progetto nasce da una domanda: E se scegliessimo un Luogo per l’emozione che vogliamo vivere?
Siamo abituati a cercare prima una destinazione, e solo dopo a partire. L’Atlante Emozionale dell’Incanto prova a capovolgere questa abitudine, a rimetterla in cammino nella direzione opposta: partire da ciò che desideriamo sentire, per lasciarsi condurre al Luogo capace di farcelo provare davvero. Il compito del Cercatore, allora, non è raccogliere immagini ma mettersi in ascolto: riconoscere l’Incanto di un Luogo un paese, un paesaggio, uno scorcio, persino la cornice scelta per un matrimonio e avere il coraggio di dargli un nome.
Non serve essere scrittori, né fotografi, né tantomeno esperti di viaggi per diventare Cercatori dell’Incanto. Serve solo la disponibilità a fermarsi un istante di più del dovuto, laddove tutti gli altri sono già ripartiti. Chiunque abbia sentito, almeno una volta, un Luogo parlargli con un odore, un silenzio, una luce che non tornerà uguale ha già dentro di sé una voce da consegnare all’Atlante.
Partecipare è semplice: basta scegliere un Luogo, riconoscerne l’Incanto e raccontarlo con parole proprie, sincere, senza filtri proprio come si farebbe con un ricordo che si vuole custodire, non vendere. Ogni contributo entra a far parte di un archivio collettivo e in continua crescita, una mappa emozionale del mondo scritta da chi lo attraversa, un frammento alla volta. L’Atlante Emozionale dell’Incanto non si costruisce a tavolino. Si costruisce cammino dopo cammino, voce dopo voce. E cresce ogni volta che qualcuno, invece di scattare, decide di ascoltare. Se “Cercatori dell’Incanto” vi ha incuriosito, cercate altre info sul sito https://www.cercatoridellincanto.it/. Se invece, per un attimo, avete alzato lo sguardo dal display e vi siete fermati a pensare a quale luogo rappresenta per voi un’emozione, allora avete colto il mio messaggio. Spegnete il telefono, abbassate lo schermo del portatile e cercate il vostro incanto.
Il mio Incanto è il Collezionista di Venti di Edoardo Tresoldi a Pizzo.
Antonio Marzano

