Se dal 2018 in poi il numero di matrimoni celebrati con rito civile ha superato quello dei matrimoni con rito religioso, c’è un altro dato che impressiona e fa riflettere. Nel 2022 è aumentata la quota di chi ha scelto di sposarsi con rito simbolico (circa il 330% in più rispetto al precovid). Questa nuova forma di liturgia laica senza lacci contrattuali e priva di vincoli burocratici sembra nascere dall’esigenza di voler festeggiare un’unione, senza volersi legare dal punto di vista legale. Spesso si sceglie per festeggiare una nuova relazione in attesa dello scioglimento di un rapporto precedente o per dare pseudo ufficialità ad una relazione in cui sia presente un bimbo piccolo. Molto spesso però la ragione è puramente estetica, perché il rito civile celebrato in salette comunali grigie e anonime con una formula altrettanto piatta e senza emozioni è poco attrattivo per le coppie. La scelta di luoghi più suggestivi per dirsi di Sì non sempre viene supportata dal Comune di residenza che, secondo regolamento, definisce quali siano le case comunali in cui è possibile sposarsi civilmente. Altra criticità è data dai giorni di festa. Ovviamente sono pochi i dipendenti comunali o ufficiali di stato civile disponibili a lavorare nei giorni festivi spostandosi da una location all’altra per assecondare sogni e desideri degli sposi. Altra situazione è quella dei matrimoni di destinazione, il cui numero spesso sfugge alla statistica proprio perché non ci sono registri ufficiali. Secondo Serena Ranieri presidente di Federmep, la più importante associazione nazionale di lavoratori ed aziende del settore, circa il 70% dei matrimoni di stranieri viene celebrato con rito simbolico, con un giro d’affari importantissimo visto che si aggira intorno ai 300 milioni annui. Senza considerare l’indotto economico che ricade sui territori in cui si svolgono. In questo caso spesso il rito legale, civile o religioso è stato celebrato nel luogo di residenza e si sceglie la destinazione più che altro per il festeggiamento a misura dei desideri della coppia.

Gli sposi stranieri ricorrono al rito simbolico anche per aggirare le difficoltà burocratiche e linguistiche che sono fisiologiche in molte amministrazioni comunali. Si pensi ai tempi di risposta della PA e alla difficoltà di avere informazioni in una lingua diversa dall’italiano in molti uffici comunali. Su questo fronte per fortuna ci sono le wedding planner che sono un po’ le ambasciatrici del wedding nel nostro paese. Sono loro a districare i nodi burocratici gestendo le relazioni con il messo comunale o con il prete di parrocchia. Il rito simbolico ha molte modalità, da quello della sabbia all’accensione delle candele per la cerimonia della luce. Alcune non prive di significato come di rischio…sto pensando allo spagnolo “Ritual de Los Cristales delAmor”, subito inglesizzato in “wedding glass” e tradotto da noi “il magico rituale di tagliarsi i piedi e rovinarsi la festa camminando sui cocci di bottiglia!” Tenersi per mano, guardarsi negli occhi e passeggiare su vetri aguzzi. Ma a prescindere dai rituali, spesso il valore aggiunto è dato dalla location dei sogni degli sposi, in un luogo sperduto a picco sul mare o in mongolfiera, o anche più semplicemente in una villa privata. Ci si rivolge ad un celebrante professionista che ha un doppio ruolo, quello appunto di celebrare le nozze come se fosse un finto pubblico ufficiale, se non addirittura un finto sacerdote e quello, fondamentale, di scrivere un rito personalizzato come una sorta di copione cinematografico, che dia spazio a speech di parenti ed amici e soprattutto che vada a incidere sul piano emozionale. Detto in altre parole, deve commuovere, gli ospiti devono riconoscersi e piangere per l’emozione.

Così diventa una moda sposarsi per finta, celebrare un matrimonio ricco di emozioni e bellezza, pieno di frasi ad effetto e parole emozionanti magari pronunciate dagli amici più veri o dai propri cari.

Tutto bello, tutto magico e pieno di suggestione. Ma privo di valore.

vitantoniomarzano

foto di copertina: ph OLIVER LI

ph Alexandra Gornago