Il racconto emozionale e personale di tre giorni di incontri, relazioni e connessioni autentiche
Si arriva a Matera come si arriva a casa di un parente lontano: con un po’ di soggezione e la certezza che, dopo il primo caffè, ci si sentirà a proprio agio. Qui i Sassi hanno visto passare ogni sorta di gente e hanno imparato l’esercizio della pazienza, che è l’arte di chi ospita.
Era il 19 ottobre. Camminavo nei vicoli di Matera fra scalette di pietra e scorci di meraviglia quando ho incontrato un gruppo tutto vestito di bianco che ballava accompagnato da una banda cittadina. A prima vista sembravano un gruppo di Hare Krishna che avevano abbandonato l’arancio per entrare in palette con il colore dei Sassi. Poi ho riconosciuto Leo, Valeria, Giulia e tanti tanti altri professionisti del wedding. Più di centottanta operatori che di mestiere costruiscono i giorni più importanti degli altri: wedding planner, buyer, albergatori, fotografi. Arrivavano da paesi diversissimi fra loro ma tutti si aggiravano con stupore davanti alla meraviglia di Matera. Ma non è stato solo questo a restare.

Networking nella wedding industry: dalle relazioni B2B alle sessioni All-to-All
Resta la familiarità. Dopo poche ore i badge sembravano un ingombro inutile. Ci si riconosceva senza essersi mai visti, perché quel mestiere ha una grammatica comune fatta di attenzione, nervi saldi e un’ossessione per i dettagli che gli altri non vedono. Seduti allo stesso tavolo, nelle sessioni All-to-All, planner, strutture, brand e destinazioni hanno smesso di recitare la parte del venditore e del compratore. Hanno cominciato a parlarsi da persone, e le persone si ricordano.

Formazione per wedding planner: Learning Rooms e Beyond Borders
Poi c’è stato il lavoro, quello vero. Nelle Learning Rooms si è parlato di Cina e di India, di luxury e di mercato LGBTQ+, e si è imparato. Si è imparato ascoltando chi arrivava da un altro mondo e vedendo come le stesse domande prendono forme diverse a seconda della latitudine. Beyond Borders ci ha ricordato che le reti non si fanno con le firme in calce ma con la fiducia, quella che si guadagna un caffè dopo l’altro.


Il Mediterraneo come sistema: il panel sul destination wedding
Io ho avuto l’onore ed il piacere di occuparmi del panel “Il Mediterraneo come sistema”, insieme a Micheline Diab (Giritaly), Laura Somma (The Wedding Privé), Imène Hanafi (Wedding Planners Monaco)e Claudia Di Perna (referente della Fondazione Matera Basilicata 2019). Tre planner che trasformano storie d’amore in matrimoni incrociando destinazioni, culture e sensibilità diversissime fra loro. E Claudia Di Perna, che con la Fondazione lavora perché questo mare diventi uno spazio di relazioni, non solo di geografie.
Parlare di matrimonio nel Mediterraneo significa parlare di relazioni prima che di mercato. Siamo partiti dalla condivisione familiare al pane spezzato, dalla notte dell’henné alla festa che dura giorni. Ritualità comuni perché le nozze mediterranee condividono una grammatica comune. Abbiamo ragionato di cultura e di nuove economie, ma ciò che circolava davvero nella sala era un’idea semplice: una destinazione non è un catalogo, è una comunità che accetta di farsi guardare. E per diventare Destinazione serve creare un Sistema. E in un Sistema serve la presenza dei professionisti ma anche quella delle Istituzioni e quella del territorio. Serve dialogo fra le parti.

Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo: perché un evento così nasce qui
Questo ci porta a perché tutto ciò potesse accadere proprio qui. Matera è nel 2026 Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo, e non è una targa da appendere. È una premessa. Una città che ha fatto della convivenza la propria sopravvivenza, che ha scavato case nella roccia e le ha condivise con le stalle e con i vicini, sa meglio di chiunque cosa vuol dire fare spazio all’altro. Un evento come WE DO ha bisogno di un luogo che il dialogo lo pratichi, e che non si limiti a proclamarlo.
Wedding tourism in Basilicata: il dialogo con le istituzioni
Qui c’erano anche le istituzioni, il Comune, la Regione, Confindustria Basilicata, sedute accanto agli operatori, a dire che il turismo dei matrimoni non è un vezzo ma una leva di sviluppo per il territorio. Un matrimonio, ha ricordato il sindaco, non è un viaggio di un giorno: porta ospiti che restano più notti e tornano.

From Earth to Expression
Matera è stato visite, hospitality ed esperienze diffuse. Materia, luce e identità della città sono diventati elementi centrali del racconto. Uno spettacolo nello spettacolo il WE DO Gala, realizzato come una produzione immersiva nella quale scenografia, food, musica, performance ed entertainment hanno dialogato con l’atmosfera della destinazione. Alla realizzazione hanno contribuito, tra gli altri, Eclittica – Creating Emotions, Panta Rhei Wedding e Drone Show Italy

Grazie a Laura D’Ambrosio, Fabio Marcianò e Valentina Trotta, WE DO Ambassador

Per questo vanno ringraziati Laura D’Ambrosio e Fabio Marcianò, che WE DO l’hanno ideato e lo portano in giro come si porta una buona notizia: con testardaggine, garbo e un’idea precisa di cosa significhi mettere le persone nelle condizioni di incontrarsi davvero. Hanno costruito un format dove i legami sono lo scopo e non il sottoprodotto.
E bisogna dire grazie a Valentina Trotta, ambassador lucana di WE DO, che ha fatto da ponte tra la squadra e il territorio: ha aperto porte, intrecciato fili, spiegato la Basilicata a chi non la conosceva. Ogni ospite ha trovato in lei un volto, e un volto vale più di qualunque brochure.
Una comunità, non un evento: cosa resta di WE DO Matera
Alla fine, quando la sera i lumi del Gala hanno acceso i Sassi e qualcuno ha cominciato a salutare con quell’abbraccio un po’ troppo lungo di chi sa che si rivedrà, ho capito cos’era successo. Non avevamo fatto un evento. Eravamo stati, per tre giorni, una comunità. E sono le comunità, non gli eventi, a cambiare i luoghi.

Le connessioni non hanno fretta
Sono partito all’alba, quando Matera dormiva ancora.
L’aria era fredda e pulita, avevo la valigia in mano e la testa piena di voci. Poi, su un muretto ho visto una lumaca. Piccola, ostinata, con la sua casa addosso e tutto il tempo del mondo. Mi sono fermato, io che avevo la fretta di un treno, e l’ho guardata salire pietra dopo pietra, senza nessuna intenzione di arrivare prima di qualcuno. Mi è sembrata la cosa più giusta da incontrare in quel momento.

La lumaca è rigenerazione: si ritira, si ripara, e quando torna la luce rimette fuori le corna e ricomincia. È pazienza: sa che le cose importanti non si costruiscono di corsa. E porta la sua casa ovunque vada, come noi, gente di destinazioni e di partenze, che impariamo ogni volta che casa è dove qualcuno ti aspetta. Matera è così, in fondo. Una città che ha conosciuto la vergogna e la rinascita e ha scelto di rispondere con la pazienza. E WE DO è stato questo: tre giorni per piantare qualcosa che ha bisogno di tempo per crescere.
Ho lasciato il muretto con un sorriso. Le connessioni nate qui non hanno fretta. Come la lumaca, arriveranno.
Antonio Marzano
Le immagini della gallery sono una gentile concessione del fotografo @fabio.marciano.photographer
La lumaca non è stata maltrattata ed è stata fotografata dal sottoscritto
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