Qualche anno fa un famoso biofisico russo, Konstantin Korotkov, sosteneva di essere riuscito a fotografare l’anima al momento della morte. Era arrivato a questo straordinario risultato grazie ad apparecchiature speciali che gli sono valse numerosi brevetti e riconoscimenti.
Noi possiamo affermare, senza timore di essere smentiti, che Chiara Vantaggiato fotografa l’anima al momento della vita, nel momento in cui il soggetto fotografato si apre al percorso introspettivo da lei suggerito.
Perché la sua camera va oltre la nuda esteriorità. Perché cattura l’essenza di chi ha difronte. Non il modo di apparire, ma quello di essere. Le sue foto sono pensieri intimi e parole mai dette. Il suo è un racconto intimo e delicato che va oltre l’apparenza di un sorriso. Entra nelle pieghe dell’anima, viaggia nelle curve delle emozioni e rivela sfumature, relazioni, sensazioni. Non si limita a tramandare un ricordo fatto di sole immagini ma svela sentimenti, attenzioni, e pensieri reconditi.
La ritrattistica viene messa al servizio dell’analisi delle emozioni.
Così la foto diventa specchio dell’anima, ricerca introspettiva e personale.
Una ricerca che nasce da Chiara, dalla sua attitudine a guardarsi dentro e dalla sua sensibilità. Dalla sua curiosità verso l’altro, che non è attenzione morbosa, ma voglia di andare oltre l’apparenza, di scoprire l’infinita gamma di sentimenti di cui l’immagine è soltanto abito.
Dal suo desiderio di raccontare i sentimenti andando oltre gli sguardi.
Perché per dirlo con le parole di Friedrich Nietzsche, “Nell’amore vero è l’anima che abbraccia il corpo”.
Antonio Marzano










