È vero, quel che conta è l’abito da sposa.

Il velo da molte è vissuto come un semplice accessorio che completa l’immagine e dà proporzione alla figura nel suo complesso, ma in tante rinunciano per salvaguardare l’acconciatura speciale adottata per quel giorno o perché rischia di “oscurarle”. Invece il velo non è un semplice accessorio da indossare per completare l’outfit o per coprire qualche scollatura di troppo.

È un simbolo, un valore affettivo, quasi familiare. Ha il sapore delle tradizioni, rimanda alle nostre nonne sedute sui banchi delle chiese a recitare rosari. Ricordi di formulari pronunciati ed intermezzati da consigli culinari o pettegolezzi di quartiere. Va considerato che il matrimonio è una delle pochissime occasioni in cui indossarlo, a meno che non stiate pensando di cambiare religione o di sostituire una delle nonnette del rosario. Non è necessario sposarsi in chiesa per indossare il velo. Certo per il rito civile sarà sufficiente una veletta o un velo di media lunghezza. Del resto il velo lungo a strascico va bene se siete una principessa o se vi state sposando in cattedrale.

Poi c’è la storia: nel Medioevo serviva a proteggere la sposa dagli spiriti maligni o dal malaugurio. Nell’antica Roma, durante la cerimonia si poneva anche sulla testa dello sposo come augurio di prosperità e fertilità. Andando ancora più a ritroso nel tempo, il velo si usava per nascondere il viso della sposa quando i matrimoni erano combinati. E Lo sposo aveva la possibilità di sollevare il velo solo quando la cerimonia era conclusa. E senza la clausola del soddisfatti o rimborsati.

A parte gli scherzi, io personalmente trovo che uno dei momenti più emozionanti del matrimonio sia proprio l’ingresso in chiesa della sposa, da vivere in time lapse: parte la marcia nuziale, tutte le teste si girano all’unisono come se stessero assistendo ad un match di tennis. La sposa incede lentamente, avvolta in un velo che la rende indecifrabile. Passo dopo passo arriva all’altare, lo sposo solleva quel velo, le accarezza il viso, la sfiora con le labbra e la guarda negli occhi. Un sorriso complice, gli occhi lucidi per l’emozione e il silenzio, perchè le parole non servono.

Attimi sospesi nel tempo che restano per sempre.

antonio marzano

l’immagine è una gentile concessione del fotografo Marco Odorino