C’è stato un momento, l’ultima sera, in cui Masseria Montalbano non era più solo una masseria. Io c’ero e posso raccontarlo. La masseria, un borgo risalente al medioevo, era diventata un’altra cosa, qualcosa che si vede negli occhi di chi ha fatto qualcosa di vero insieme.

C’erano loro, i ragazzi dell’Academy, a cucinare. Non per un esame, non per una prova. Per una cena di gala. Per i docenti, per i genitori, per tutti quelli che fino al giorno prima erano stati dall’altra parte. E loro, in cucina, a preparare. Con un nuovo ritmo che avevano imparato a sentire nelle ossa.

Sotto le mani avevano dieci giorni di lavoro, sudore, errori e risate. Sotto la giacca bianca, qualcosa di più: il legame di chi è diventato squadra senza nemmeno accorgersene.

Ma ognuno di loro arrivava da una storia diversa. Chi veniva da un paese piccolo e aveva messo tutto quello che aveva in uno zaino. Chi aveva già provato ma non aveva mai trovato il posto giusto. Chi aveva paura di non farcela. C’era chi aveva lasciato scuola per 10 giorni per seguire questa cosa qui, senza sapere se sarebbe andata bene. Storie diverse, storie personali. Ognuno si portava dietro il suo pezzo di vita, il suo perché, la sua fame non solo di cibo. E insieme, in quei dieci giorni, queste storie hanno cominciato a mescolarsi come ingredienti in una ricetta che nessuno aveva scritto prima.

Qualcuno le chiamerebbe “contaminazione”. Ma era qualcosa di più semplice e più raro: ognuno ha messo sul tavolo quello che era, e quello che era è diventato, piano piano, il Bene Comune. Un po’ come in quel film di Rocco Papaleo, dove le vite si incrociano e insieme si impara ad ascoltarsi, a parlarsi a rispettarsi. Qui all’inizio c’erano individui. Poi, giorno dopo giorno, sono diventati un insieme dove la forza di uno sosteneva l’incertezza dell’altro, e la fragilità di qualcuno diventava occasione per un altro di fare un passo avanti.

Ma torniamo all’inizio di questa storia. Perché tutto questo è successo davvero nella Masterclass di Masseria Montalbano, nel cuore della Valle d’Itria. Una Masterclass sull’Arte della Cucina per il Banqueting. Non un corso. Non un “percorso formativo” scritto su un brochure. Un posto dove la storia, la cultura, la bellezza delle cose sono diventate scuola, ma nel senso più concreto del termine: mettendosi lì, insieme, a fare.

Dieci giorni residenziali. Dalla mattina presto fino a quando l’ultimo piatto non era a posto. Cucina per eventi, banquettistica contemporanea: ritmo, precisione, estetica. Ma anche logistica, squadra, il piatto che arriva al momento giusto. La tradizione quella vera, quella delle masserie incontrata con uno sguardo che guarda avanti.

A guidarli, gente che questo mestiere lo vive tutti i giorni. Giovanni Curri, executive chef della Masseria, con la sua brigata. Michelangelo Convertino, fotografo, che ha insegnato loro a vedere il cibo prima ancora di cucinarlo. Pietro Petruzzi, con l’olio, dalla produzione alla cucina. E poi Pietro Penna, chef stellato, venuto a parlare non solo di ricette ma soprattutto di perché si fa questo lavoro. Ma anche il sottoscritto che ha spiegato come il cibo possa essere racconto di un territorio e di come sia importante sempre partire dalle emozioni.

Dieci giorni in cui Masseria Montalbano ha aperto le porte a un nuovo progetto dedicato alla crescita professionale e umana: un percorso pensato per trasferire competenze reali, valorizzare il talento e formare i professionisti della cucina per eventi. Trasformando la formazione in esperienza, confronto, pratica quotidiana. Mescolando la tradizione con una visione contemporanea dell’ospitalità e della banquettistica.

Ma se si chiudono gli occhi, quello che resta è l’ultima cena. I ragazzi in servizio. I genitori seduti tra i tavoli, a guardare i propri figli con un’aria che non era solo orgoglio, era anche stupore. E la forza silenziosa dei loro tutor, Gianni Curri e Francesca Anchora, che li seguivano con quello sguardo lì, lo stesso di chi sa quando lasciare spazio e quando esserci. Non da maestri, da complici. Perché in quei dieci giorni non avevano solo insegnato. Avevano costruito qualcosa insieme. L’Academy non è nata per caso. È nata perché serviva un posto dove il talento non si lasciasse in un cassetto. Dove chi vuole fare questo mestiere, la cucina per eventi (quella che non si improvvisa), potesse toccare con mano cosa significa lavorare in alto, senza scendere a compromessi. E dove i più bravi potessero trovare una strada: stage, contratti, collaborazioni. Una banca dei talenti, se vogliamo, ma senza la freddezza della parola.

Alla fine, di questi dieci giorni resterà qualcosa di concreto. Ma chi c’era quella sera lo sa: resterà soprattutto il momento in cui un gruppo di ragazzi, ciascuno con la sua storia sulle spalle, ha capito di essere diventato squadra. E la Masseria, per un attimo, è stata solo la cornice perfetta per una cosa vera.

 

Antonio Marzano

Le immagini sono una gentile cortesia del fotografo Nando Di Masi