Il racconto della sfilata BOLERO di Graffiti Atelier, presso Terra Maiorum a Corato. La sfilata che non ti aspetti
Domenica sera, ero partito da casa con l’idea di andare a vedere una sfilata di abiti da sposa. Con grandi aspettative perchè Graffiti Atelier è un punto di riferimento storico e i suoi brand sono tutti di livello altissimo. Ma pur sempre una sfilata di abiti da sposa. Invece quando la strada ha lasciato la costa e ha cominciato a salire verso Corato, ho capito che stavo andando altrove. Ottobre da queste parti è un mese di fine raccolto, la terra odora di mosto, di uva raccolta, di fatica compiuta. Non è il profumo che si associa a un abito da sposa. E invece è stato esattamente il contrario. Ma adesso vi racconto meglio.

Terra Maiorum, Corato: la location insolita per una bridal experience
Si chiama Terra Maiorum. Entri e il mondo cambia temperatura. Muri grezzi, volumi scavati, un’aria da azienda agricola e da cattedrale insieme. Un posto fatto per far riposare il vino, non per esporre la seta. Il mio primo pensiero è stato : qui hanno fatto una follia. Il mio secondo pensiero: ma che bravi!
There is no right way to be a bride: non esiste un solo modo di essere sposa
La sfilata si chiama BOLERO. Un nome che evoca la danza popolare spagnola, ma anche il giacchino corto, una sorta di coprispalle usato a completamento dell’abito da sposa. Un capo che avvolge, che completa, che a volte cambia da solo il carattere di un vestito. Un accessorio che accessorio non è. Un po’ una metafora di quello che dovrebbe essere l’abito da sposa. Me lo ha confermato Doriana Piccarreta, l’anima bella che ha pensato, ideato e poi realizzato Bolero. Mi ha spiegato perché There is no right way to be a bride. Perché non c’è un modo unico di essere sposa, mentre c’è un unico modo di essere sè stesse. Anche quando si indossa l’abito da sposa.

95 abiti da sposa, 18 modelli, 14 maison italiane e internazionali in passerella
Poi la sfilata. Eravamo circa cinquecento. Cinquecento persone sedute in una cantina, in attesa. Ho guardato le facce. Spose vere, madri, sarte, fotografi, curiosi arrivati da fuori. Nessuno aveva l’aria del pubblico da cerimonia. Si sono spente le luci. È partito il primo brano, Illa Sera di Daniela Pes. Quaranta minuti. Novantacinque abiti, diciotto modelli, quattordici maison. Una processione laica.
Io prendo appunti sempre, anche quando mi dico che non lo farò. Ho scritto: volumi che entrano nella stanza prima della donna. Ho scritto: trasparenze come brina sul vetro. Ho scritto: una sposa che cammina come se la strada fosse sua. Passavano Antonio Riva, Balykina, Veronica e Ines Di Santo, Yolancris, Senstudio, Nicole + Felicia, Ramón Herrerías, Maison Signore, Maria Pia, Luce + Sposa, Innocentia, Eva Lendel, Claudio Di Mari. Quattordici nomi, quattordici lingue. Costruzioni sartoriali che sembravano architettura, e subito dopo leggerezze che sembravano un respiro. Romantica, scultorea, minimale, sensuale, anticonvenzionale.

L’abito DEWDROP di Ines Di Santo Couture: il più virale, in esclusiva da Graffiti Atelier
A un certo punto ha sfilato il DEWDROP di Ines Di Santo Couture, con la scollatura a mezza luna. Una goccia di rugiada su una pietra. Lì dentro, in quello spazio, aveva un senso che nessuna boutique potrà dargli. È uno degli abiti più virali dell’anno e Graffiti Atelier ha l’esclusiva di Ines Di Santo Couture per la Puglia. La modella è apparsa in passerella e la sala si è zittita. È stato proprio il silenzio a colpirmi. Il silenzio. Nessuno diceva “che bello” a voce alta, nessuno commentava. C’era attenzione, che è una cosa più rara dell’applauso.

Dietro le quinte: fiori, hair & make-up, fotografia e organizzazione dell’evento
Dietro tanta bellezza c’è un lavoro di squadra che spesso non è evidente, ma qui direi che si vedeva benissimo. I fiori di Ausonia Wedding che dialogavano con gli abiti e le modelle. Hairstyle e trucco di Le 1, a tenere insieme i look come un filo tiene insieme un orlo. Gli scatti di Aldo Dith, che hanno fermato quello che l’occhio non fa in tempo a trattenere. Morph, partner ufficiale. E Anche Meno Eventi, l’agenzia che ha pensato, organizzato, prodotto e comunicato Bolero.
Il concept “This is not a wedding, it’s a fashion statement”
Il claim del progetto era chiarissimo: this is not a wedding, it’s a fashion statement. Non è un matrimonio, è una dichiarazione di moda. Ma è stato molto di più. Una vera dichiarazione d’amore per la libertà di essere quello che si vuole.

Sono risalito in macchina che era sera tardi. Fuori Corato i campi erano neri e fermi. Mentre guidavo ho pensato alla sfilata, alle botti, alla bellezza degli abiti esaltata da un contesto fuori contesto. Ho pensato al valore delle contaminazioni, professionali ed estetiche. Ho pensato ai sogni delle spose che erano attorno a me. Alle donne che si sentono sbagliate davanti a un modello che non somiglia a loro. Avrei voluto che fossero presenti per vedere che si può essere spose in novantacinque modi, e che nessuno è quello sbagliato. Ho ripensato alle lacrime emozionate di Doriana che mi hanno commosso. E ho pensato che, alla fine, è questo il senso di BOLERO. Non un abito, ma una scelta. La scelta di arrivare all’altare, o dove si vuole, con la propria faccia, la propria storia, il proprio passo.

Antonio Marzano
Le immagini della gallery sono una gentile concessione di Dith Photography
in copertina DEWDROP di Ines Di Santo Couture

