Alla Masseria Don Luigi una tappa ad alta densità di contenuto tra analisi, criticità e visione condivisa del settore
Fasano, 2 aprile – Non solo una tappa, ma un momento di emersione. L’appuntamento pugliese del WIM Tour 2026, ospitato negli spazi della Masseria Don Luigi e reso possibile grazie al supporto di AWPP, Associazione Wedding Planner Puglia, ha restituito con chiarezza la complessità di un settore in forte espansione ma ancora alla ricerca di una piena maturità strutturale. Un pomeriggio di confronto autentico, in cui professionisti della Private Events Industry – wedding planner, designer, venue, atelier e fornitori – hanno messo a fuoco non solo le potenzialità della regione, ma soprattutto le fragilità che ne rallentano l’evoluzione.

Se da un lato la Puglia continua a confermarsi come una delle destinazioni più riconoscibili nel panorama dei destination events, grazie a un’estetica potente e a una capacità di accoglienza ormai consolidata, dall’altro emerge con forza la necessità di trasformare questo patrimonio in un sistema più strutturato, coerente e competitivo. Un passaggio che non può più essere rimandato.
In questo contesto, particolare attenzione è stata dedicata al comparto bridal and ceremony, non solo come segmento produttivo ma come espressione culturale e identitaria. La presenza di due atelier rappresentativi della Puglia, Mysecret Sposa e Luisa Sposa, ha offerto un punto di osservazione privilegiato su come linguaggio creativo, manifattura e ricerca stilistica contribuiscano a costruire l’immaginario della destinazione e a rafforzarne l’attrattività internazionale.

Le tavole rotonde, cuore della giornata, hanno fatto emergere poi un tema trasversale, ovvero la mancanza di formazione come nodo centrale. Non solo in termini di competenze tecniche, ma come assenza di percorsi chiari, condivisi e riconosciuti che possano definire standard operativi e identità professionali. In questo vuoto si inserisce un fenomeno diffuso di improvvisazione, che contribuisce a generare disomogeneità, abbassamento della qualità percepita e difficoltà nel posizionamento sul mercato, soprattutto a livello internazionale.

A questo si affianca un altro elemento chiave: la difficoltà, da parte degli operatori, di raccontarsi in modo chiaro, consapevole e professionale. Un limite che non riguarda solo la comunicazione, ma che riflette una più ampia mancanza di definizione del proprio ruolo all’interno della filiera. Senza un linguaggio condiviso e una maggiore consapevolezza identitaria, diventa complesso costruire valore, distinguersi e dialogare efficacemente con interlocutori sempre più esigenti e globali.
Il confronto ha inoltre portato in superficie le criticità legate alla burocrazia e all’assenza di percorsi formativi strutturati, evidenziando quanto questi fattori incidano sulla crescita del settore e sulla sua capacità di attrarre e trattenere professionalità qualificate. In questo contesto, si è inserita anche una riflessione concreta sulla necessità di rivedere alcuni meccanismi operativi, tra cui il tema delle commissioni, percepite sempre più come un elemento da superare per favorire maggiore trasparenza e sostenibilità nelle relazioni tra operatori.
A emergere, in modo quasi unanime, è stata poi l’urgenza di costruire un sistema più coeso, fondato su principi condivisi – formazione, etica professionale, collaborazione – dato che l’assenza di un codice deontologico riconosciuto e di linee guida comuni rappresenta oggi uno dei principali ostacoli alla credibilità e al consolidamento della filiera.
In questo scenario, il networking – elemento fondante del progetto WIM – assume un ruolo ancora più centrale. Non come semplice occasione di relazione, ma come strumento strategico per attivare connessioni di valore, favorire lo scambio di competenze e contribuire alla costruzione di una visione collettiva. Perché è proprio nel dialogo tra professionisti che si può iniziare a colmare quel divario tra potenziale e struttura che oggi caratterizza il settore.
I contributi emersi durante la giornata andranno ad arricchire il lavoro dell’Osservatorio WIM Insights, confermando il valore del Tour come dispositivo di ascolto attivo e di restituzione qualitativa del mercato. Un percorso che, tappa dopo tappa, continua a delineare una mappa sempre più precisa della Private Events Industry italiana, mettendo in relazione territori, esperienze e prospettive.
Il WIM Tour 2026: ascolto, analisi e ricerca sul campo
Il WIM Tour 2026 è un percorso itinerante che attraversa l’Italia con l’obiettivo di raccogliere visioni, esperienze e dati qualitativi direttamente dai protagonisti del settore. Ogni tappa contribuisce al lavoro dell’Osservatorio WIM, sviluppato in collaborazione con l’Università di Siena, che elabora i contributi raccolti per restituire una fotografia aggiornata dell’evoluzione della Private Events Industry. Dopo le tappe di Catania, Roma, Venezia, Milano, Torino, Lago di Varese, Siena, Umbria e Campania il tour prosegue rafforzando il dialogo tra territori, professionisti e istituzioni, con l’obiettivo di accompagnare la crescita di un settore sempre più strutturato e riconoscibile.
Le immagini sono una cortese concessione di FOTOGRAVINA
Comunicato stampa a cura di
Ursula Beretta – beretta.ursula@gmail.com – +39 339 889 1083
Veronica Crippa – veronica.crippa@alkemia.media – +39 347 594 7907






