Metti un inverno che sembra non finire mai, poi ti svegli ed è finalmente primavera.

Metti che sei a Torre Coccaro uno dei posti più suggestivi della nostra regione, premiato da Condè Nast Traveller come una delle migliori 20 strutture ricettive al mondo.

E aggiungi che per il secondo anno consecutivo partecipi al Wedding Club di Zankyou, un format itinerante che nasce con il presupposto di stimolare la riflessione su potenzialità e criticità legate al sistema wedding.

L’evento è anche occasione di incontro e scambio fra addetti ai lavori, giornalisti ed istituzioni, finalizzato a disegnare scenari, pianificare progetti e condividere esperienze.

È passato un anno dall’edizione precedente ed i risultati sono visibili agli occhi di tutti.

Si era parlato di fare rete, ed è successo che alcune Locations dell’area Bari-Bat si siano associate ed abbiano creato un settore dedicato in confindustria.

Le wedding planner hanno deciso di far valere esperienze e competenze maturate nel tempo, creando un’associazione che nasce con lo scopo di promuovere il territorio e tutelare la loro professionalità.

La Regione ha recepito le opportunità del wedding tourism e si è fatta portatrice di valori promuovendo il brand Puglia in eventi specializzati. Sul nostro magazine avevamo già avuto occasione di raccontare dell’esperienza di Amour Europe a Montecarlo, ma il piano strategico per il Turismo prevede un calendario fitto di appunatamenti.

Oggi siamo nuovamente in pista per discutere di strategie che facciano crescere l’incidenza del wedding tourism in Puglia.

Ad animare la tavola rotonda dal palco, la wedding planner Elisabetta D’Ambrogio, insieme a Simona Spinola e Francesco Dell’Oglio di Zankyou. In platea abbiamo modo di apprezzare, fra gli altri, gli interventi di Antonio Ladisa, direttore di Tenuta Monacelle, e di Leda Barba, responsabile mkt del Gibò.

In sintesi, tutti siamo chiamati ad alzare ulteriormente l’asticella. Serve formare dei destination manager, far crescere il territorio. Bisogna tutelare l’identità della nostra regione e non limitarsi a copiare dei format di successo che però vengono da esperienze e culture completamente diverse dalla nostra. Non siamo la Costa Smeralda e non vogliamo nemmeno assomigliarle.

Bisogna spingere sul fattore esperienziale e sui valore identitari del matrimonio pugliese che hanno il colore del sole, ed il sapore della cucina delle nostre nonne rivisitata dalla ricerca e dalla professionalità dei nostri chef . Mancano gli aeroporti e l’alta velocità, ma la debolezza può diventare ricchezza. Come dice l’assessore, Loredana Capone, non puoi apprezzare l’altopiano delle Murge se lo percorri a 200 all’ora con una Ferrari.

Se la lentezza diventa un valore, ti riempirai l’anima del silenzio e gli occhi potranno godere dell’azzurro del cielo e delle geometrie irregolari dei nostri muretti a secco.

Siamo ancora dietro altre regioni a livello di numeri nel destination wedding, ma stiamo crescendo un po’ per volta.

C’è chi sostiene che i matrimoni VIP allontanino i matrimoni dei very normal people. Ma le regole dell’advertising dicono esattamente il contrario. Non si spiegherebbe altrimenti la scelta dei personaggi famosi come testimonials nella pubblicità. E la risonanza mediatica di alcuni eventi consente alla nostra regione di essere conosciuta anche da chi all’estero ha sentito sempre e solo parlare di Roma Venezia o Capri.

Serve poi conoscere meglio il mercato della wedding destination. È vero siamo belli e siamo bravi, ma perché la Toscana o l’Andalucia sono più richiesti? Non basta l’autoreferenziazione per crescere. E nella definizione delle strategie per la promozione del nostro territorio non si può non tener conto delle differenze a livello di gusti, di aspettative e di disponibilità di spesa di quello che è il nostro target di riferimento. Per cui la wedding destination dovrà essere promossa in Russia con modalità completamente diverse rispetto alla proposizione dello stesso comparto in Nordamerica o in Cina.

Altro capitolo interessante è il same sex wedding. Lì la Puglia è davanti a tutti. Siamo una popolazione aperta, davvero gay friendly, al punto di aver eletto un presidente della Regione dichiaratamente e fieramente omosessuale. Consapevoli che il matrimonio fra persone dello stesso sesso possa essere un’opportunità commerciale ma anche un’occasione per mostrare al mondo che il vero pregiudizio è quello di ritenere arretrato culturalmente il Sud.

C’è ancora tanto da fare, soprattutto migliorare sul fronte della ricettività, alcuni distretti territoriali sono molto più avanti di altri. Nella Bat ad esempio latitano gli alberghi che abbiano almeno 4 stelle, e senza un minimo standard qualitativo diventa difficile promuovere il wedding tourism.

Un elemento di criticità che al wedding club non è stato argomento di riflessione, è, secondo noi, la mancata mappatura del territorio, relativamente agli operatori del sistema matrimoni.

Va annotato che i casi di successo di alcune strutture hanno germinato, come spesso accade, prodotti simili o similari, caratterizzati da effetto copia e incolla, in cui però improvvisazione e mancanza di competenze determinano un abbassamento dei livelli qualitativi minimi ed un danno d’immagine notevolissimo che danneggia tutto il brand Puglia.

Pensare che basti una focaccia di grano arso, un covone di fieno e quattro vintage lights per creare il matrimonio made in puglia, fa male, non solo ai malcapitati turisti, ma anche al nostro sistema wedding.

E googlando “sala ricevimenti Puglia” spesso compaiono anche le peggiori pizzerie di Caracas.

Le associazioni nate fra privati hanno anche lo scopo di distinguere i buoni modelli da quelli meno buoni. Ma credo che la Regione, che tanto si sta adoperando per la promozione del nostro territorio, sia chiamata ad uno sforzo ulteriore, quello di certificare la qualità degli operatori, riconoscendo valore solo a chi rispetta le regole, seguendo determinati disciplinari e ponendosi su standard adeguati.

Un po’ quello che succede per i prodotti alimentari certificati Dop o Igt.

Se vogliamo andare all’estero con un’offerta credibile dobbiamo essere sicuri del valore di chi promuoviamo.

Per questo serve dare un bollino di qualità agli operatori turistici della nostra regione, cominciando dal wedding che sicuramente è già molto avanti.

Questa potrebbe essere una nuova sfida, un nuovo stimolo per crescere ancora e magari trovarci fra un anno ad un altro Wedding Club di Zankyou a parlare della Puglia come officina d’eccellenza.

La primavera è nell’aria.

Antonio Marzano

 

Le foto del Wedding Club 2018  sono di Francesco Caroli