Ero a Milano per una conferenza, ed avevo un po’ di tempo a disposizione. La pioggia pressante invitava a trovare rifugio al coperto. Così quasi per caso mi sono trovato ad entrare all’interno della Pinacoteca Ambrosiana che contiene opere d’arte notevolissime e poco conosciute. Ma non è di me che voglio parlarvi. Seguendo l’istinto, ed attratto dalle linee geometriche del pavimento, sono arrivato ad una teca di vetro che conservava dei capelli biondissimi raccolti in un intreccio.

Inizialmente mi è sembrata una reliquia. Incuriosito ho letto la storia ed ho viaggiato nel tempo fino al 1502 a Ferrara. Non era un giorno qualsiasi per Pietro perché era atteso alla corte della duchessa insieme ad altri giovani poeti e letterati.

Un’opportunità preziosa per entrare nell’enclave di artisti protetti e “benedetti” dalla bellissima mecenate. Ma incontrare la duchessa in quel palazzo fu un colpo di fulmine per Pietro. E perdersi fu una naturale conseguenza dell’amore. E nel perdersi la trovò in ogni suo pensiero. Un pensiero costante e così prepotente da indurlo a stravolgere la struttura della sua opera prima, “Gli Asolani” rendendolo un dialogo intenso e appassionato sul tema dell’amore.

La prima copia pubblicata diventò un omaggio prezioso per la duchessa dai capelli color dell’oro. Quell’omaggio segnò anche l’inizio di un’amicizia appassionata sfociato piano piano in un amore clandestino, platonico ma pieno di passione. Poi arrivò la peste e il poeta dovette scappare lontano, mentre la duchessa scelse di restare accanto al suo popolo devastato dalla malattia. Ma i due non si persero di vista, perché iniziarono un rapporto epistolare fatto di bellissime lettere d’amore.

In una di queste epistole Pietro confessò la sua attrazione fatale per quei capelli brillanti di luce propria. E la duchessa volle premiare questa sua debolezza. Così nella missiva successiva Pietro trovò a sorpresa una ciocca di quei capelli che lui amava tanto. Ciocca che fu conservata religiosamente nello stesso scrigno contenente tutte le lettere d’amore. Lo scambio epistolare proseguì per sedici anni fino alla morte prematura di lei. Pietro Bembo invece divenne cardinale scrittore affermato, grammatico, poeta e umanista italiano.

Quella ciocca di capelli dorati insieme alla corrispondenza epistolare è oggi conservata in una sala della Pinacoteca Ambrosiana.

E c’è chi giura di aver visto quella sala illuminarsi di notte per consentire alla duchessa di rileggere le lettere d’amore del suo amato Pietro. Legge appassionatamente, accarezza la ciocca recisa, si asciuga le lacrime e poi si dilegua nell’ombra con un sorriso felice. Lei che è stata sicuramente una delle figure femminili più avventurose e più discusse del Rinascimento italiano: la celeberrima duchessa di Ferrara, Lucrezia Borgia.

antonio marzano