Si fa un gran parlare di matrimoni celebrati in un paese diverso da quello dove vivono gli sposi, soprattutto dalle nostre parti. Nozze Vip, con ospiti che arrivano da tutte le parti del mondo o matrimoni di persone comuni che restano affascinate da un luogo al punto da volersi sposare lì. È un fenomeno importante, un vero volano per il turismo del nostro paese, perchè a guadagnarci, ovviamente, non sono solo le strutture che ospitano le nozze o l’indotto circostante (fotografi, fioristi, wedding planners, ecc). È tutto il territorio a beneficiare di un soggiorno di persone che magari sostano anche solo 3-4 giorni, ma hanno una grande propensione all’acquisto.
In questi giorni la JFC società di consulenza turistica e marketing territoriale ha presentato un’indagine che dà l’idea delle dimensioni del destination wedding.
7.147 matrimoni di stranieri in Italia nel 2017 per un fatturato complessivo di 385 milioni e 830 mila euro. Per il 2018, si prevede un aumento del 6,8% del numero di matrimoni, per un totale stimato di 7.633 celebrazioni su tutto il territorio italiano. Inumeri fanno impressione: 336.232 arrivi, oltre 1,2 milioni di presenze turistiche, durata media del soggiorno in Italia di 8,4 giorni per gli sposi e di 3,5 giorni per gli invitati.
I fattori che determinano la crescita del fenomeno nel nostro Paese sono sicuramente il nostro stile di vita (almeno nell’immaginario di chi vive all’estero) il nostro patrimonio culturale e paesaggistico e la riconosciuta qualità della nostra enogastronomia.
Negli ultimi tempi aggiungerei anche la paura di attentati che ha portato a convergere verso l’Italia, molti turisti che in passato optavano per la Francia o la Spagna.
È fondamentale anche conoscere la segmentazione di questa tendenza: i matrimoni di categoria standard sono il il 76,2%, con un fatturato aggregato diretto di circa 137 milioni di euro. Le nozze “luxury”, rappresentano il 19,4% del totale per un fatturato di 178 milioni di euro. Le “super luxury”, valgono circa 70 milioni di fatturato a fronte di una percentale del 4,4%. Gli sposi provengono prevalentemente da USA e Inghilterra (rispettivamente 24,1% e 21,9%). Seguono tedeschi (5,9%), irlandesi (5,4%) e francesi (5,1%). Percentuali bassissime per i matrimoni indiani o di provenienza araba, anche se rigorosamente luxury. In ascesa russi, olandesi, brasiliani e giapponesi. Ci si sposa in ville e dimore storiche, ma anche nei castelli, al mare, nei relais o nelle masserie.
La top destination resta la Toscana (24,4%) seguita da Costiera Amalfitana (16,9%) e Veneto (10,5%). A ruota Lazio (Roma) il lago di Como e la Puglia. La nostra regione è quella che in assoluto ha un trend di crescita maggiore. Questo successo è probabilmente figlio di un cambiamento epocale avvenuto negli ultimi anni, come ricordava Emilio Solfrizzi in uno spettacolo visto quest’estate. Prima in Puglia, non succedeva niente, tutto era fermo, il turismo era di tipo regionale, i baresi andavano al mare a Rosa Marina e dalla Bat ci si spostava verso l’Ippocampo o il Gargano. Il vino pugliese era considerato di serie B, serviva per “tagliare” altri prodotti più rinomati made in Toscana. Il Salento, semplicemente non esisteva, la Valle d’Itria si riduceva ad un giro folkloristico fra i trulli di Alberobello e Locorotondo. Il boom dell’Apulia Film Commission ha portato la nostra terra a diventare meta cinematografica per eccellenza. I nostri vini, dal Primitivo al Negroamaro, sono pluripremiati al Vinitaly, la Taranta di Melpignano è diventata un fenomeno mediatico mondiale, il Salento un brand riconosciuto e riconoscibile ovunque, i Trulli sono stati inseriti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità e la nostra regione si è aggiudicata il premio del National Geographic come “Best value travel destination in the world”.
Il successo della Puglia come wedding destination nasce dalle suggestioni di cui è ricca, ma anche dal riconoscimento degli elevati standard di qualità e professionalità dei nostri operatori, caratteristica questa abbastanza diffusa su tutto il territorio proprio perché il matrimonio, in Puglia è un culto ed insieme una cultura. Adesso però diventa importante consolidare questa tendenza ed elevarla a sistema. È fondamentale creare un distretto che sappia fare “rete” e proporsi all’estero con strategie di marketing condivise e soprattutto sostenute dall’ente Regione.
Serve differenziarsi rispetto alle altre regioni e creare cultura dell’accoglienza e della ricettività, non solo nelle strutture preposte ma anche e soprattutto nelle comunità.
Il territorio si sta muovendo. Sicuramente è stato importante ed interessante il Wedding Club, organizzato a Savelletri dal portale di matrimoni Zankyou in collaborazione con Silvana di Niso di Evedding in cui è stato ribadito il valore del “matrimonio” come patrimonio del territorio e prodotto da esportazione. Una vera e propria tavola rotonda cui hanno partecipato le eccellenze del settore wedding e l’Assessora al turismo per la regione Puglia, Loredana Capone.
Da questo workshop siamo usciti con una serie di convinzioni e qualche interrogativo.
Serve posizionare meglio la Puglia all’estero, non solo come meta per VIP ma come territorio speciale, come wedding district, non solo per la riuscitissima contaminazione di bellezza, cultura, arte, natura e cibo ma anche e soprattutto per la presenza di un sistema già orientato alla qualità. Per ottenere questo risultato è essenziale una maggior interazione fra Istituzioni ed imprese con un rilancio e consolidamento del DSM (Destination Management System) che deve essere la cassa di risonanza per studi sul turismo, analisi di mercato e notizie di finanziamenti alle imprese. La presenza dell’Assessora è servita a rassicurare circa la visione strategica dell’Ente da lei rappresentato. Del resto la Puglia ha inserito il “wedding” nel nuovo piano strategico per il turismo.
Ovviamente c’è molto da fare sul miglioramento delle infrastrutture e dei servizi, trasporti in primis.
Serve inoltre formare e sostenere una classe di professionisti con la visione di un miglioramento delle competenze. Ma è fondamentale che la formazione riguardi tutta la comunità, non solo gli operatori.
È necessario una regolamentazione piú cogente che divida i buoni dalle brutte copie, quelli che investono sulla qualità dagli improvvisatori e dai guastatori. Serve, in generale, aggiungere una stelletta, elevare gli standards, creare distretti, sviluppare una vera e propria filiera del wedding.
Ma la vera parola d’ordine è creare clusters, consorzi e associazioni che mettano insieme accoglienza, ricettività, ristorazione e trasporti.
Le altre regioni lo stanno facendo, la Toscana con Wedding Love Lab, l’Abruzzo con My Wedding Abruzzo, L’Umbria con Cantine Aperte For Wedding.
Un segnale importante è venuto dalle sale ricevimenti delle province Bari e BAT che hanno creato una sezione in Confindustria. Queste locations, che coprono insieme un territorio che va da Andria ad Alberobello, hanno organizzato Nice to meet you, un incontro fra cinque delle wedding planners più rinomate in Italia ed all’estero e le strutture aderenti all’iniziativa, che ovviamente sono espressione autentica di quel territorio che unisce le Murge al mare Adriatico.
Ma sono proprio le wedding planners della nostra Regione che stanno sposando (termine più che mai congruo) il concetto dell’unione fa la forza. Dopo tanti incontri, brief e occasioni per conoscersi, è nata la consapevolezza che la collaborazione, così come la sana competizione, possano coesistere e diventare fattore di successo.
La nascente associazione di wedding and event planners pugliesi (AWEP2), mira di fatto a diventare il livello di interlocuzione più immediato (ed anche quello più preparato) per tutte quelle coppie che dall’estero vedono la Puglia come wedding destination, ed hanno bisogno di un coordinamento locale.
Personalmente ritengo ancor più significativo e degno di riguardo il fatto che questa iniziativa sia tutta femminile. La determinazione e la sensibilità delle donne non può che essere elemento di crescita per il nostro territorio.
Tornando ai numeri della wedding destination, siamo sicuramente indietro rispetto a regioni come la Toscana, ma la sensazione, molto positiva, è quella di una crescita costante, spinta sicuramente dal sapore glamour dei matrimoni vip, ma sostenuta soprattutto dal processo di identificazione della nostra terra con i valori del buon vivere: colori, profumi, natura, bellezza, semplicità e tempo che si ferma.
Che è poi la vera essenza del luxury. Con buona pace delle dissertazioni sul turismo vip di Briatore e del suo Twiga.
antoniomarzano
Credits fotografici:
Maracafotografia / Camera Chiara / Claudio Moccia / EventiFotografia / Marco Schifa / Emara Tarek / Landolfi & Co / Luigi Porzia



















