La preparazione alla cerimonia è importante quasi quanto la cerimonia stessa. È una sorta di rituale da conoscere e seguire quasi alla lettera. Con la consapevolezza che dopotutto è “solo” il vostro matrimonio e che se ne parlerà parecchio. A maggior ragione se qualche particolare dovesse sfuggirvi di mano. Per questo, dopo aver buttato giù la piccola pillola di terrorismo psicologico, mettetevi sedute, rilassatevi e memorizzate questa sorta di decalogo semiserio dille norme inderogabili del matrimonio.

Quando manca un’ora all’inizio della cerimonia, cominciate il rito della vestizione. Meglio infilare le scarpe prima dell’abito. Verificate che chi vi aiuta non abbia laccature o smalti a profusione che possano attentare al candore dell’abito. Prima di procedere alla vestizione ricordate di passare a visitare la toilette. Dopo potrebbe essere troppo tardi. Non uscite di casa senza guardarvi allo specchio. Verificate in primis che i capelli non siano diventati un vano tecnico da condonare. Con il soppalco in testa ci dovete passare una festa intera, per cui è meglio preferire qualcosa di più semplice e gestibile e soprattutto che sia in linea con la vostra persona. Stesso discorso vale per il make up. Se guardandovi allo specchio non vi siete riconosciute, forse avete sbagliato qualcosa. Considerando il rischio che anche il vostro sposo possa confondervi con il joker di Batman, forse vi conviene alleggerire, valorizzarvi senza annullarvi, e soprattutto esigere un trucco a prova di lacrime, baci e calore. Siamo in piena nail mania, le unghie sono diventate a tutti gli effetti un’espressione della propria voglia di distinguersi. Però quel giorno le mani saranno fotografate e guardate da tutti. Evitate quindi gli artigli smaltati di nero o di viola preferendo magari una nuance più rassicurante e naturale. Fino alla conclusione della cerimonia la mani non dovranno avere anelli. Dopo potrete accostare alla fede persino l’anello di fidanzamento a forma di teschio. Superata la prova specchio? Recuperate il vostro bouquet e raggiungete l’auto. Il galateo prevede che la sposa sia seduta dietro, che entri dal lato sinistro dell’auto ed esca da quello destro. La motivazione sinceramente mi sfugge ma sarà custodita nel libro sacro del matrimonio scritto dalla madre di tutte le wedding planners. Il padre se c’è, si siede dietro accanto alla sposa, possibilmente evitando di stirarle l’abito. Non è finita: l’auto va parcheggiata il più vicino possibile alla chiesa o alla casa comunale con il lato destro a favore della “location”. Ormai ci siete, non affrettatevi. Non c’è book fotografico che non preveda lo scatto della sposa attraverso i vetri dell’auto. Per cui indugiate, sorridete, e muovetevi con la grazia che è richiesta ad una diva… Il primo ciak è già partito. Un’alternativa davvero suggestiva è quella della sposa che si incammina a piedi verso la Chiesa. E qui la mente vola a “Pensavo fosse amore invece era un calesse”, a quel genio indimenticabile di Massimo Troisi e alla bellissima Francesca Neri che in abito da sposa cammina fra la gente che si gira ad ammirarla stupita. In ogni caso prima di uscire dall’auto è essenziale che tutti gli invitati siano in chiesa seduti e tranquilli con lo smartphone in modalità fotocamera. La passerella è solo e solamente della sposa e del suo accompagnatore, nessuno deve correre davanti o rubare la scena alla protagonista. Unica eccezione paggetti e bimbi porta fedi, gli unici ad essere autorizzati a fare la “passerella” con voi. A questo punto incamminatevi lentamente, con passo deciso ma indugiante. Tutti gli occhi sono puntati su di voi: C’è chi scannerizza l’abito con lo sguardo, per attribuirgli un valore economico (alto o basso a secondo dell’affetto nutrito nei confronti della sposa), chi piange per la commozione e chi perché il proprio figlio proprio a quella si doveva sposare. Immancabile la perfida cognata vi guarderà con sorriso falsissimo mentre affila le lame per “tagliarvi” senza pietà. Non curatevi di loro e guardate avanti avrebbe detto il Sommo. Anche perché davanti c’è Lui, lo sposo, che si è preparato da solo, si è vestito da solo, è arrivato in chiesa quando ancora non c’era nessuno, praticamente ha aiutato il sacrestano ad accendere le luci, e solo adesso, rassicurato dalla vostra presenza, comincia a sciogliersi e a sorridere.

A proposito di ritardi, sappiate che trascorso il quarto d’ora di tolleranza, l’indice di malsopportazione dei vostri ospiti sale come lo spread. E l’insofferenza ve la tra scinate per tutta la giornata. Poi non dite che non vi avevo avvisato. Informazioni importanti sulla disposizione in Chiesa: lo sposo, guardando l’altare, dovrà disporsi sulla destra, la sposa ovviamente sarà seduta a sinistra. Le fedi saranno posizionate sul cuscinetto in maniera inversa rispetto agli sposi. Entrambi gli sposi per sedersi dovranno girare sul lato esterno della seduta. È importante la postura, rilassata ma rigida perché quei momenti saranno immortalati per sempre dal vostro fotografo e da tutti gli ospiti presenti. E perché la posa a sacco di patate neanche con photoshop si riesce a correggere. Per quanto possibile cercate di stabilire un’armonia cromatica fra i testimoni. Considerate che saranno seduti al primo banco, proprio dietro di voi. Per cui faranno da sfondo a molti degli scatti fotografici. A cerimonia finita preparatevi all’uscita. È bene sapere che quei sacchetti di riso

di cui molti degli invitati si sono muniti costituiscono una seria minaccia per la vostra mise e per l’abito scuro dello sposo. Prepararsi vuol dire studiare soluzioni alternative a base di petali o coriandoli o ricorrere al riso thai che non ha amido e non sporca. Finito? No, però adesso comincia la festa.

antoniomarzano

ph Giuliana Covella