Wedding planner e certificazione

La professione del wedding planner negli ultimi anni è letteralmente decollata.

Inizialmente sembrava più una moda, importata dagli USA, e “spinta” da cinema e format televisivi vari.

Così all’ombra di Jennifer Lopez ed Enzo Miccio sono nate tante wedding planners, alcune giunte al titolo dopo un’adeguata formazione, altre dopo aver organizzato tutt’al più il matrimonio della figlia della propria amica.

È nata l’offerta ma restava abbastanza limitata la domanda.

Da noi, infatti, il ruolo della wedding planners era interpretato solitamente dalla mamma o peggio ancora dalla suocera.

Poi, complici il buon lavoro dell’Apulia Film Commission ed il boom delle nozze vip in Puglia, la nostra regione è diventata meta elettiva per sposi provenienti da tutto il mondo.

Il destination wedding è diventato una realtà importante, tanto da essere inserito nelle misure strategiche per il turismo. E le wedding planners sono diventate una sorta di interlocutore privilegiato per tutte le coppie desiderose di sposarsi all’ombra dei trulli.

Così tutti sono diventati wp: il fiorista sotto casa così come la venditrice di oggettistica per la casa. Favoriti anche da una scarsa chiarezza normativa e da un mercato cresciuto senza regole.

I professionisti hanno provato a fare rete per tutelarsi. È nata l’associazione delle wedding planners pugliesi, con la duplice funzione di autotutela e di sensibilizzazione del mercato verso le reali competenze e funzioni della loro professione.

Però l’assenza di una normativa precisa rende tutto più complicato e farraginoso. Spesso il prezzo diventa il termine di paragone per un servizio che invece sfugge ad una possibile parametrazione proprio per effetto di mille variabili che vanno dalla qualità dei servizi, alla selezione dei fornitori, all’esperienza di chi deve gestire interamente l’evento.

Ecco perché UNI – Ente Nazionale Italiano di Unificazione e AIWP, l’associazione italiana wedding planner, hanno elaborato la prassi di riferimento Uni/PdR 61:2019 denominata “Wedding planning – Requisiti di servizio e delle figure professionali del wedding planner e del destination wedding planner”.

Il documento fissa le regole e stabilisce i requisiti oggettivi che devono essere posseduti dai wp in termini di conoscenze e competenze (problem solving, gestione della timeline, leadership, capacità di gestione e coordinamento dei fornitori). Al tempo stesso pone le basi per la definizione di un percorso formativo e di certificazione che ne garantisca la professionalità partendo dall’identificazione delle fasi che caratterizzano l’attività del wedding planner (gestione degli aspetti burocratici, progettazione ed esecuzione della parte organizzativa secondo le desiderate degli sposi).

Per il conseguimento della certificazione sarà necessario un curriculum vitae adeguato, il superamento di due esami scritti per la valutazione delle conoscenze, l’analisi di 3 casi specifici e alla fine, l’esame orale. E a garanzia di una crescita professionale costante saranno previsti anche almeno 80 crediti formativi da conseguire nei cinque anni di durata della certificazione.

Infine, un organismo di certificazione avrà la funzione di controllare il perdurare nel tempo degli standard minimi richiesti.

A tutela dei clienti finali e dei professionisti che con sacrificio e passione investono tempo, soldi ed energie per la loro crescita personale ma anche per l’affermazione di un sistema, quello del wedding tourism, così strategico per il nostro territorio.

Antonio Marzano

La foto di copertina è di Eventifotografia