Immagina un treno.

Non parlo di Italo, o di frecce variopinte. Immagina un treno d’epoca, con sedili rigidi di legno, odorosi di cuoio e polvere, divisi in scompartimenti che diventano un microcosmo.

Si parte e non importa quale sia la destinazione, perché quel che conta è il viaggio stesso.

Sguardi obliqui per studiare gli altri passeggeri, la conversazione di circostanza che alcune volte diventa la confessione allo sconosciuto passeggero.

Ed intanto fuori dal finestrino scorre il mondo a colori: prati verdi, terra rossa e l’azzurro del mare.

E il cielo che regala sole che riscalda o pioggia a bagnare i finestrini e a filtrare morbidamente il paesaggio.

E poi il treno che rallenta, l’arrivo in stazione, i passeggeri che scendono e quelli che salgono con la loro valigia carica di esperienze e sensazioni.

Poi quasi per caso guardando nel riflesso del finestrino ti capita di  incrociare uno sguardo.

Allora ti volti, cerchi i suoi occhi e cominci a parlare, a raccontarti. A provare ad essere la tua versione migliore. Poi ti scopri curioso, ascolti, e ti perdi in quello sguardo. E vorresti che quel viaggio non terminasse mai.

Ho incontrato Andrea Sedici nell’atelier di Mino Minafra a Bari, per il trunk show della sua nuova collezione.

Una conversazione di dieci minuti, una piccola incursione nel suo mondo fatto di creatività e bellezza.

Andrea mi ha raccontato la sua nuova collezione, “il Viaggio”, presentata a Cansano in  una stazioncina di degli inizi del ‘900, con le modelle scese da un treno d’epoca che hanno sfilato sul piazzale della stazione stessa.

Un viaggio, che è una metafora della vita, ma è anche un sogno, un ricordo chiuso nei cassetti della nostra memoria sensoriale.

Il viaggio di Andrea è un “meraviglioso treno che attraversa valli, montagne, mari e bellissime praterie. Sta solo a noi abbassare il finestrino e lasciare che quella meravigliosa brezza accarezzi il nostro volto mentre la vita ci regala il suo paesaggio più vero. Ci sono momenti, sensazioni, luci ed emozioni che ci accompagnano per il resto della nostra vita. Diventano indelebili dentro di noi”.

Ma il vero viaggio di Andrea sono i suoi abiti, realizzati liberando la fantasia, il sogno, l’immaginazione di ogni donna che attraverso l’abito da sposa esprime sé stessa, la propria personalità e la propria visione della vita.

Andrea mi spiega che disegnare un abito è per lui una sorta di rappresentazione di quelle emozioni. La sua opera è la traduzione di quelle stesse emozioni in forma di tessuto e materia. Che è molto probabilmente la stessa la materia di cui sono fatti i sogni.

Del resto basta guardare le sue creazioni per essere totalmente d’accordo con lui.

Grazie Andrea.

Vitantonio Marzano