La bellezza è un’emozione complessa.

Non è oggettiva, perché nasce dal nostro vissuto, dai nostri riferimenti culturali. È la memoria del passato, delle tradizioni e dei ricordi. Però non basta. La bellezza è una prospettiva, un sogno, una speranza, un ideale.

Ma la storia del passato e la proiezione del futuro non esisterebbero se non ci fosse uno splendido presente fatto di curiosità, sensibilità, passione e amore per la vita.

Queste considerazioni sulla necessità di ricercare, seminare e coltivare la bellezza mi sono venute in mente a proposito di Andrea Di Nino, direttore creativo della maison Andrea Sedici, autentico deus ex machina di quello che è unanimemente considerato il miglior brand emergente, in ambito bridal, degli ultimi anni.

Andrea Sedici è una collezione di abiti disegnati e realizzati interamente in Italia, con tessuti ed elementi unici scelti personalmente dallo stilista. Abiti che parlano di lui, della bellezza delle sue idee e della sua anima. Si, perché i suoi abiti non sono semplicemente materia, non obbediscono alle leggi del marketing o alla definizione di un target preciso. Nascono nel mondo, senza confini, della creatività pura, nel regno infinito della fantasia. Ma i suoi abiti sono anche maestria e piena padronanza di quell’arte sartoriale appresa da piccolino nella bottega materna.

Ora potrei raccontarvi delle scelte di vita di Andrea che fresco di studi ha lasciato Sulmona per finire alla corte di re Giorgio Armani. Potrei scrivere che dopo Armani, Andrea ha deciso di lanciarsi nella creazione della sua prima collezione di abiti da sposa, tornando a casa in Abruzzo, e portando con sé il patrimonio di competenze ed esperienze acquisito in Italia e all’estero. Dovrei raccontare della sua scelta di dare lavoro a dodici ragazze abruzzesi, prima disoccupate. Dovrei accennare al fatto che i suoi abiti sono venduti in Giappone, Sud Corea e Cina. Ma questo potete leggerlo su ogni magazine o portale che ha parlato di Andrea.

Io voglio invece raccontare della sua capacità di contaminare la sua passione per l’arte, per la poesia, con la definizione di nuovi canoni estetici. Del felice connubio fra la sua vocazione per l’haute couture e la sua matrice pittorica di tipo impressionista. Nei suoi abiti c’è la negazione dell’importanza del soggetto, perché non sono pensati per uno stereotipo femminile. C’è l’interesse all’insieme che nasce però dalla cura del dettaglio, c’è la prevalenza della soggettività dell’artista, il dare spazio alle sue emozioni che non vengono nascoste o artefatte, ma piuttosto elevate a modello estetico. Il suo è un impressionismo sartoriale in cui ricami o inserti di tessuto pregiato sostituiscono le pennellate rapide o i colpi di spatola. Il risultato è una sorta di pattern, uniforme ed irregolare allo stesso tempo. Un sistema complesso che riproduce sensazioni e percezioni, visive e tattili, composte, di luce, trama e colori.

Ho visto un abito plissettato che era una farfalla. Tessuto leggerissimo ed impalpabile si schiudeva come ali di infinita bellezza. E sotto la gonna plissettata c’era un elegantissimo tubino in pizzo, una sorta di bozzolo rifugio per la farfalla in divenire.

Le creazioni di Andrea Sedici infatti, prendono vita da un’ispirazione che può essere un film, un brano musicale o un profumo percepito nell’aria. Creazioni che nascono con tutta la cura che è indispensabile per un prodotto realizzato interamente a mano e con la tempistica propria del nostro artigianato.

Dietro ogni abito non c’è un’industria seriale ma ci sono pensieri, idee, mani, emozioni e sensazioni.

Se scegli Andrea Sedici sei una sposa che non ha bisogno di seguire le mode perché sa di lasciare comunque il segno. Una sposa che è donna, naturalmente sofisticata, consapevole, disarmante e determinata ed essere nient’altro che sé stessa.

Antonio Marzano