In una giornata torrida come poche mi è capitato di vedere un gruppo di persone incamminarsi verso la cattedrale della mia città. Invitati ad un matrimonio e dunque con outfit d’ordinanza comprensivo di abito e cravatta, procedevano verso la chiesa con studiata lentezza. Come condannati a morte diretti al patibolo cercavano di limitare al massimo ogni movimento per provare (invano) a non sudare.

Dal fresco della mia tshirt ho sorriso e considerato che sposarsi d’estate mi sembra una forma di autolesionismo che si infliggono gli sposi per prepararsi alla vita nuziale e che sadicamente scelgono di condividere con amici e parenti.

Poi mi sono ricordato che anch’io mi sono sposato a giugno, e mi è venuta in mente una frase di Ennio Flaiano letta chissà dove e custodita da qualche neurone periferico:

“Non c’è che una stagione: l’estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L’autunno la ricorda, l’inverno l’invoca, la primavera l’invidia e tenta puerilmente di guastarla”.

L’estate è calda, avvolgente, ti distrae dal lavoro quotidiano, ti fa venir voglia di vacanza, di dolce far niente. L’estate è voglia di una bibita ghiacciata profumata di limone e menta. Un’anguria rossa da gustare lentamente ma avidamente. L’ombra ristoratrice di un albero dopo una passeggiata sotto la calura. Camminare sulla sabbia, entrare timidamente in mare, provare brividi di freddo lungo la schiena e poi un pò alla volta quella gioiosa sensazione che ti rigenera, ti trasmette energia positiva, ti ricarica e ti fa sentire pronto per partire e per ricominciare a vivere. Questa è la stagione della vita e dell’amore e dell’amore per la vita.

La stagione più bella per sposarsi.

Vitantonio Marzano

la foto di copertina è una gentile concessione del fotografo Paolo Lorusso