L’economista statunitense George Taylor l’aveva messo su carta nel 1926: quando l’orlo delle gonne si alza, l’economia, diciamo, si impenna, e, per buona pace dei gufi renziani, è quello che accadrà questa primavera. Il nostro giovane premier ha buone ragioni di gongolare, visto che si stanno accorciando addirittura le gonne delle spose. Nelle scorse stagioni gli abiti nuziali corti bisognava cercarli con il lanternino, e i pochi apparsi sui tabloid di tutto il mondo si sono stampati nelle menti delle più addictive al sistema moda, erano cellule impazzite che nulla potevano rispetto agli eserciti di sottovesti, crinoline e abiti a sirena. Quest’anno le gambe sono in bella mostra e rubano lo scettro a schiena e decolletè.
Estremamente innovativa è la proposta di Ines di Santo, il duo canadese propone abiti dai tagli moderni in cui vengono arditamente accostate le perle ai ricami in 3D, il contesto virtual-romantico della sfilata è la chiave di lettura dell’intera linea. Alberi di pesco e farfalle incorniciano spose in gonne corte o cortissime e il massimo dell’audacia si tocca con un impalpabile leggings in tulle che finge di coprire una delle parti più seduttive del corpo femminile. La stilista israeliana Inbal Dror, invece, ci lascia tramortite con gli abiti corti, ci innamora con le gonne a ruota, e ci conquista del tutto con tubini bandage, bianco e cipria, a cui riesce ad aggiungere anche le tasche (quelle piccole ancore d’emergenza che le donne amano). Con gli abiti bridal neri ci fa quantomeno sperare nel divorzio per sfoggiarlo con assoluta serenità. La sposa in minigonna, insomma, è un forte segno dei tempi e la deriva ultima è la Cenerentola che quest’anno ha danzato alla Scala di Milano, non ha perso la scarpetta ma la gonnella. E lì, il principe azzurro a cercare la smutandata in questione. Ci hanno detto per anni che gli uomini sposano la più buona ed ora è toccato ad un uomo in calzamaglia e conchiglia spiattellarci la verità.
Maria Lucia Dicorato