Fino al 2016, si chiamava “Musèe National Message Biblique Chagall”, probabilmente la pomposità della sonorità, probabilmente la Bibbia incuteva timore, insomma adesso è il Musèe National Marc Chagall.
Superata l’abile operazione di marketing, il risultato è lo stesso: su una collinetta a pochi km da Nizza c’è una piccola villa circondata di verde provenzale voluta da Chagall, che celebra Chagall e, tutto ciò che lo riguarda: Amore + Fede.
L’arte di Chagall in questo edificio raggiunge la massima espressione, è manifestata nell’architettura, la non casuale disposizione degli ambienti, l’esoterica numerologia che rappresentano, e, strategicamente, nel cuore della villa troviamo una stanza dalla luce soffusa, con sei pareti per cinque tele.
Dante ci redarguisce all’ingresso degli Inferi, quel varco è aperto a tutti, ma entrandovi va lasciata fuori la speranza, Chagall all’ingresso di questo Paradiso ci ricorda che non è per tutti, anzi, non è affatto per noi, è per Valentina.
“ A Vava ma femme, ma joie e mon allegresse”.

Il cuore del museo è dedicato alla sua Donna, attraverso il Cantico dei Cantici, un ciclo di tele che racconta l’Amore attraverso le parole della parte più sensuale dell’Antico Testamento.
Le 5 tele nella stanza esagonale ci corrono intorno in un abbraccio di rosso…lo spettatore al centro, intorno un dolcissimo rosso sfumato puntinato di fiori, è un giardino, il giardino della Vita che fiorisce quando incontra l’Amore.
Il Cantico dei Cantici I, come tutta l’opera di Chagall, rifiuta ogni attrazione gravitazionale, gli elementi aleggiano nello spazio, nulla è definito e statico, una forte energia percorre la tela da parte a parte vorticosamente, la potremmo ruotare di 90 gradi e avremmo una giovane donna che esulta per l’abbraccio dei due innamorati in alto.

Più esplicita e sensuale la seconda tela: il Cantico dei Cantici II, ritrae la giovane Vavà nella posa archetipica della sensualità nella Storia dell’Arte, è la Sua Musa desnuda.

I suoi petali rossi, finiranno decenni dopo ad avvolgere la Donna in American Beauty, fortunatamente anche la bellezza nella Storia si ripete.

Con il Cantico dei Cantici III il ciclo comincia a farsi più composito, l’amata ha un Ruolo, è la Sposa. Il centro dell’opera è una piccola cittadina.

Ruotando l’opera di 360 gradi la coppia di sposi diventano la colonna portante e elementi simboleggianti la Fede ebraica ne sono le fondamenta.

La costruzione di qualsiasi Mondo, necessita amore e basi solide, si costruisce solo ciò in cui si Crede veramente…
La Gloria del momento nuziale è il Cantico dei Cantici IV, l’euforia di un cavallo alato porta due giovani sposi in trionfo su una folla in festa. Le ultime due tele hanno in comune una maggiore staticità, in questa penultima del ciclo pittorico persistono ancora pochi elementi instabili, il pittore ci sta annunciando che la Meta è vicina.

L’opera più complessa conclude il ciclo: il Cantico dei Cantici V. L’unica tela a non poter essere capovolta, girata o manipolata, c’è un Uno indiscusso che regge le coordinate della mappa Universo, Unico elemento accentratore del nostro sguardo.
La vita, gli uomini, l’amore e l’Arte (il piccolo strumento musicale) ci girano intorno, ma l’energia arriva da Lui.

La carica emotiva è tale che si esce dall’esagono con un esubero di stimoli, di misticismo che solo il laghetto del mosaico dello Zodiaco può calmare. Si sosta lì. Davanti ad un piccolo canneto a guardare i segni zodiacali che si succedono.

Se Dante nell’Inferno, stremato, sviene nell’ascoltare l’Amore di Paolo e Francesca, anche noi davanti a qualcosa di molto vicino alla Luce Divina non ne usciamo indenni.
Maria Lucia Dicorato


