L’anello di nozze, la lista dei regali, l’abito bianco. Usanze e scelte che sembrano affondare le loro radici nel passato fino a sembrare parte integrante del matrimonio. Ma non è così, anzi spesso alle spalle c’è una mera operazione di marketing.

Partiamo dal mito dell’anello di diamanti come prova d’amore. L’anello di fidanzamento non è sempre stato obbligatorio, e non era necessariamente un diamante. Poi, nel 1938, la società diamantifera De Beers ha lanciato un’aggressiva campagna di marketing (partendo da conferenze promosse nelle high school del paese) per rendere l’anello di fidanzamento una “necessità psicologica” per ogni coppia che voleva sposarsi. In pochissimo tempo le vendite di anelli hanno avuto un incremento del 55% e quando nel 1947 la De Beers ha lanciato lo slogan “I diamanti sono per sempre”, i rivenditori di De Beers hanno potuto constatare che i giovani ritardavano le loro nozze fino a che non potevano permettersi un anello.

Altra usanza diventata prassi nel tempo è quella della lista nozze. Un tempo gli invitati a nozze non erano socialmente tenuti a portare doni, a meno che non fossero parenti o amici intimi. I regali erano beni di prima necessità per la casa, come lenzuola. Poi, nel 1924, Marshall Field, ora Macy, ha creato la prima lista di nozze e molti rivenditori hanno seguito l’esempio per incoraggiare gli ospiti all’acquisto di beni di lusso, come fine porcellana e argento per la nuova coppia. Oggi, circa il 96 per cento delle coppie provvede a predisporre la propria lista nozze.

L’abito da sposa deve essere decorato, bianco, e si deve indossare solo una volta nella vita. La Regina Vittoria per prima ha indossato un abito da sposa bianco nel 1830, ma per molto tempo ancora, solo le signore benestanti hanno adottato questa soluzione. Infatti fino al 1930, le donne sceglievano, per le proprie nozze, abiti che già possedevano o compravano nuovi vestiti in colori più scuri in modo da poterli riutilizzare. L’idea dell’abito da usare una sola volta nella vita nasce nei grandi store americani di abiti da sposa che alla fine degli anni ’20 hanno visto il potenziale economico della campagna di comunicazione basata sull’abito da non indossare una seconda volta. Non solo, fino a quel momento, gli abiti avevano una lunghezza normale, ma una massiccia promozione su riviste di settore ha imposto la gonna con lo strascico fino a terra. Addirittura l’associazione di categoria del comparto bridal ha tentato di dimostrare attraverso analisi statistiche che l’abito da sposa bianco portava a matrimoni più stabili.

Meditate gente.

antoniomarzano