Un rapporto Eures attesta che nei primi dieci mesi del 2020 in Italia ci sono state 91 donne vittime di omicidio. Quasi una ogni tre giorni. 56 di questi femminicidi sono stati consumati all’interno di una relazione stabile di coppia.
Una striscia infinita di ordinaria follia che sembra non avere mai termine.
Diventa lecito quindi chiedersi se il problema non sia proprio nel matrimonio. A pensarci, ci sono molti elementi che fanno pensare alle nozze come ad un retaggio di una società di impostazione patriarcale, che sancisce in qualche modo la subalternità della donna, a partire dalla scelta del cognome o del valore dell’abito bianco simbolo di verginità, fino al passaggio della sposa dalle mani del padre a quelle del marito.
È vero, molto è cambiato, le donne si sono emancipate da questi vecchi schemi. Ma l’uomo sembra non essersene accorto, e la sostanza rimane la stessa: la donna è relegata ad un ruolo di subalternità, nel quale, per amor di famiglia, deve essere moglie, mamma, sorella, amante, badante, colf, e, non ultimo, portare i soldi a casa. Ed il bello è che le donne ci riescono. Fanno carriera, “crescono” i figli, curano la casa, si ricordano delle ricorrenze, fanno proprio tutto. E l’uomo? Sembra incapace di accettare la crescita del ruolo femminile, anzi, per dirla tutta, non si rassegna alla superiorità della donna.
Ecco perché, tornando al matrimonio, sarebbe opportuno anzi indispensabile riscriverne le formule rituali dal sapore retrò e maschilista, così come servirebbe attribuire un altro significato, più leggero e decorativo, agli elementi di contorno. L’abito da sposa deve essere l’espressione della volontà di scegliere e condividere un percorso di vita. Ma non è solo una questione di forma. Serve un bilanciamento dei ruoli, un nuovo equilibrio che divida equamente le responsabilità da assumere all’interno della coppia. Ci vuole un’educazione al matrimonio per gli uomini e per le donne.
Con tanto di infusione di autostima per quelle che ritengono la ricerca del marito un’ossessione ed un traguardo.
“L’amore, richiede quasi altrettanta arte di una figura di danza ben riuscita. Ci vuole molto slancio e molto controllo, molti scambi di parole e moltissimi silenzi. Soprattutto molto rispetto” (Rudolf Nureyev).
Io credo che il matrimonio sia un passo a due che a volte può risultare complicato. Ma con l’impegno ed il rispetto reciproco diventa la danza più bella.
antoniomarzano


