La fotografia nasce dall’esigenza di registrare con immediatezza l’imprevedibilità della vita, fattore che non può attendere il tempo della descrizione e del disegno. La sua indole è provata dalla ricerca tecnologica tesa a raggiungere tempi di scatto più veloci e sistemi AF in grado di intuire ogni movimento del soggetto. Siamo dinamici, allegri, arrabbiati, tristi, istintivi, meditabondi… Anche da fermi possiamo emanare quella luce che balena negli occhi e che solo un obiettivo sensibile può scorgere. Bastano millesimi di secondo di luce per imprimere immagini destinate a durare quanto l’uomo sulla terra. Straordinario. Mi ritengo un ricercatore d’espressioni. Trovo sia un privilegio entrare con discrezione nella vita delle persone che incontriamo, ma ciò impone una certa etica. Perciò mi sono ripromesso di osservare, non guardare, rispettare, non giudicare; in una parola, riflettere. Quella del fotografo è una scuola senza fine, senza vacanze, senza diploma: c’è sempre da imparare dalla vita. Ho iniziato nell’era analogica, la definisco l’epoca romantica di questa arte: aleggiava qualcosa di magico in quel lasso di tempo che intercorreva tra l’esposizione del rullino e la stampa. La magia si amplificava quando nella camera oscura l’immagine sembrava apparire dal nulla: un’esperienza alchemica insostituibile, specie per capire in profondità imolteplici valori della luce. Oggi, nell’era digitale, si scattano miliardi di foto destinate per lo più a comparire sui social. Converrete che ne è seguito un certo svuotamento del valore intrinseco alla foto grafia intesa come linguaggio espressivo. Ormai non riusciamo a distinguere con certezza se stiamo guardando qualcosa di vero, quasi non notiamo più confini tra realtà e finzione. La vera fotografia ha un’altra dimensione. “Una bella foto ti apre le porte del cuore dell’universo: non servono effetti speciali, la vita in sé è già speciale, i suoi contorni assumono un senso diverso se gli occhi che la guardano passano per il cuore.” Parole di Laura Pavia, amica, poetessa e scrittrice del nostro tempo. Buona fotografia a tutti.
Giuseppe Tricarico

note biografiche: nato nel 1968 a Minervino Murge. Fotografo pugliese, ama narrare realtà non filtrate, momenti di vita di inconsapevoli soggetti presi in prestito per un istante. Le sue foto catturano per il fascino della forte percezione emotiva. Questa propensione la manifesta anche nei reportage di matrimonio e in un certo senso nella fotografia pubblicitaria, specie di food. Numerose le sue personali in Puglia e due a Toronto in Canada, menzionate su testate giornalistiche regionali, nazionali ed estere. Nel 2013 il suo primo viaggio in Africa lo appassiona, lo coinvolge e lo porta a essere coautore e unico fotografo del libro “Africa. Puglia Village in Rwentobo. Uganda” pubblicato recentemente da Editrice Salentina.