“Toglietemi tutto ma non le mie scarpe”, parafrasando uno spot decisamente virale un po’ di anni orsono, i termini non cambiano.

Più di qualsiasi capo d’abbigliamento le scarpe sono diventate un vero oggetto di culto.

A partire dalle sneakers prodotte in tiratura limitata e prese d’assalto da orde di fanatici dello street wear e della street culture.

Figuratevi cosa accade per le scarpe da sposa, sempre più protagoniste dell’outfit al pari dell’abito e dell’acconciatura .

Così ci sono spose che scelgono di andare sul sicuro puntando ai luxury brands da Jimmy Choo a Manolo Blahnik, da Christian Louboutin a Badgley Mischka.

E ci sono quelle che preferiscono rivolgersi ai piccoli laboratori artigiani per avere il modello su misura.

L’acquisto viene vissuto come una sorta d’investimento, perché se l’abito difficilmente può essere riutilizzato, le scarpe possono comunque avere una second life.

Acclarata l’utilità dell’investimento finalizzata alla funzione estetica di eleganza e classe, va considerato un aspetto non meno importante: la comodità. Perché per quanto la scarpa possa essere spettacolare per bellezza e raffinatezza, se una volta indossata dovesse risultare scomoda diventerebbe uno strumento di tortura. E camminare sui ceci nel giorno delle proprie nozze è un’insana forma di masochismo. Impariamo quindi a coniugare funzionalità e bellezza. Cominciando dall’altezza: i trampoli portati per 10 ore possono essere un problema. Soprattutto quando non si è abituate ad indossarle, e la gamba dopo un po’ comincia a piegarsi sulle ginocchia, con un effetto tutt’altro che elegante. Secondo noi un tacco 10 è più che sufficiente. Aiutarsi poi con zeppe e plateau fuori misura rischia di appesantire inutilmente il vostro incedere fiere e padrone della situazione

Inoltre la scarpa deve fasciare il piede ma non stringerlo in una morsa di dolore. Deve essere comoda possibilmente larga ma va evitata la zattera ai piedi che mortifica lo slancio.

Se il piede per effetto dell’inclinazione dovesse battere in punta, ogni vostro passo potrebbe avere il suono dell’imprecazione e dello smadonnamento, contro i produttori di scarpe che fabbricano in Cina le loro scarpe, contro la suocera che ha sempre colpa a prescindere, ed infine contro lo sposo reo di essere figlio di cotanta madre. Sicuramente una scarpa comoda vi farà sentire in pace con il mondo. Veniamo ora alla declinazione dei vari modelli:

– la décolleté classica è il modello per eccellenza. Eclettica, funzionale, riciclabile è un vero jolly, espressione di classe, raffinatezza senza uguali. Prendete la decolleté, toglietele la punta ed avrete la cosiddetta open toe, una piacevole e forse meno impegnativa alternativa al primo modello. Preferibile soprattutto nelle stagioni più calde.

– Altra variante alla décolleté classica è rappresentata dalla décolleté D’Orsay, un modello secondo noi estremamente raffinato che sottolinea la forma del piede evidenziandone la femminilità.

– Chi è poco propensa al tacco, di solito opta per il modello Chanel, anche queste sono un classicone buono per ogni stagione: scarpe chiuse davanti ed aperte dietro con cinturino sul tallone. Fascino discreto e bon ton in tutte le varianti: da quelle realizzate in velluto e morbide come pantofole, alle pumps con nastro di raso in sostituzione del cinturino, fino a quelle munite di Kitten heels, che poisarebbe il tacco medio.

– Parliamo infine dei sandali sposa. Contro ogni regola del bon ton che proibisce l’utilizzo di scarpe che non siano chiuse, “pena l’annullabilità delle nozze stesse di fronte alla Sacra Rota”, ci sono diversi buoni motivi per scegliere il sandalo. Perché è più fresco per antonomasia, una qualità che in estate diventa una virtù. Perché il piede è una parte anatomica molto femminile e quindi perché nasconderlo se aggiunge bellezza alla bellezza. Perché la nail art è ormai una moda per le mani come per i piedi. Ma non serve se resta invisibile. E poi perché, a dispetto delle suddette regole, ormai tutte le più celebri maison hanno realizzato sandali bridal di ogni genere, dall’effetto nude ai sandali gioiello, perfetti sugli abiti più corti o sinuosi fino a quelli più minimalisti, idealmente abbinabili ad abiti da sposa dal gusto retrò

– At last but not at least, le sneakers, nate originariamente come second shoes ma sempre prima scelta o scelta del cuore: un po’ per sdrammatizzare il formalismo di una certa idea di matrimonio, un po’ per assecondare la voglia di vivere le nozze come puro divertimento, un po’ perchè sono le scarpe più personalizzabili con strass, pietre, e disegni vari. Imprescindibili secondo noi in un matrimonio in masseria al’insegna dell’allegria informale.

Tema colore: è sempre più diffusa l’idea del contrasto cromatico scarpa/abito, in abbinamento ad un dettaglio riconducibile comunque all’evento o basata su rivisitazioni di tradizioni ormai obsolete come quella di indossare qualcosa di blu come simbolo di purezza di sentimenti o di rosso come passione duratura. Per noi il “less is more” di Steve Jobs dovrebbe essere un mantra non solo per le spose. Per cui va bene il contrasto cromatico ma basato semplicemente su sfumature di colore, panna, écru o cipria.

Senza esagerare. La bellezza non va mai urlata.

antonio marzano