C’era una volta un re che lanciò un concorso per premiare il miglior ritratto ispirato al tema della pace. Tanti artisti parteciparono all’insolito contest, ma solo due quadri arrivarono in finale.

La prima opera riproduceva un lago calmo. Nel lago si specchiavano verdi montagne ed un cielo azzurro percorso da nuvole che sembravano zucchero filato. Si respirava una quiete sovrana, e per tutti quell’opera era la miglior rappresentazione della pace.

L’altro quadro era più complesso: montagne brulle, cielo grigio e foriero di tempesta.

Più in basso una cascata ripidissima minacciava cadute verticali di acqua gelida.

Ma proprio accanto alla cascata l’artista aveva dipinto un minuscolo cespuglio protetto da un costone della roccia. Dentro questo cespuglio, sotto questo costone, mentre il cielo minacciava fulmini e tempeste, nel frastuono dell’acqua che rimbalzava sulla pietra, c’era un minuscolo nido abitato da una mamma uccello con i suoi piccoli. Il re, uomo saggio, non ebbe dubbi e volle premiare personalmente l’autore di quest’ultimo ritratto. Perché pace non vuole dire essere in un luogo dove non c’è nessun rumore, nessuna preoccupazione, nessun lavoro duro. Pace è trovarsi nel mezzo di tutte quelle cose e restare calmi nel proprio cuore. Questo è il vero significato della pace.

Questo racconto, letto per caso sul web mi ha fatto pensare al concetto di matrimonio.

E a quegli sposi che sognano una vita di coppia fatta di cuoricini, di notti infinite trascorse a far l’amore per poi svegliarsi e fare colazione in stile famiglia del mulino bianco. Il matrimonio non è solo quello. È molto di più.

È affrontare la tempesta nel calore di un abbraccio, trovare rifugio in un sorriso quando fuori piove; è imparare a guardare il mondo non solo dalla propria prospettiva, ma anche attraverso lo sguardo del proprio partner.

Il matrimonio è quella calma che non viene dal cercare certezze altrove, ma dall’imparare a mettersi in discussione.

Vitantonio Marzano