Indovinate cosa hanno in comune Ilary Blasi, Alicia Keys, Martina Colombari, Alessandra Pierelli, Federica Ridolfi, Ilaria Spada, Maddalena Corvaglia, Roberta Lanfranchi (in seconde nozze), Asia Argento (in seconde nozze) e perfino Ruby Rubacuori, con la Madonna? No, non urlate alla blasfemia, non sono tutte nipoti di Mubarak … sono tutte fanciulle che hanno annunciato il loro “Si” sull’altare con il pancione. Il web è pieno di immagini delle famose, o delle presunte tali, che, incinte, o molto incinte, sono giunte all’altare. Scarseggiano invece le immagini della Vergine nel giorno delle sue nozze. Non sono molti gli artisti che nei secoli hanno dato spazio a questo episodio biblico, ma quei pochi che l’hanno fatto, hanno vantato equilibrio, eleganza e ricercatezza… le qualità del perfetto wedding planner, si, perché, in quell’unico sacro scatto è racchiuso il racconto di un intero evento. I dipinti più antichi sono quelli del Carpaccio e di Giotto, ancora oggi visibili a Milano e a Padova, ma quello più moderno in assoluto in termini estetici è lo Sposalizio della Vergine dipinto da Raffaello. Se i primi due artisti hanno dato a questo Sacro Sì una connotazione saldamente ancorata nella loro epoca, il vero fotoreporter-chic di questa giornata di gala, a mio avviso, è stato Raffaello, che nel lontano 1504 può essere definito l’illustre antesignano di tutti gli Enzo Miccio della contemporaneità. Che gran wedding planner sarebbe stato un tipetto che amava dire: ”L’artista non dovrebbe fare le cose come la natura fa ma come ella le dovrebbe fare” , insomma, un’indole da perfezionista neanche tanto celata. Torniamo al dipinto, esaminiamone la location: per questo servizio-reportage di gran classe il nostro artista ha scelto una piazza lastricata in marmo con al centro un edificio a pianta rotonda verso cui convergono tutte le linee dell’immagine: ci sono grazia, armonia e atemporalità, i requisiti basici di una foto nuziale. La dolce malinconia che pervade il quadro si esprime in tutto: nella simmetria dei due sposi, nell’ordine plastico del parentado, gentilmente disposto per appartenenza al lato dei due coniugi e nel sacerdote che, con devozione, tiene le mani dei due nubendi. Raffaello riesce a farci dimenticare tutto ciò che la realtà offriva in questo evento, vale a dire, lo scandalo del matrimonio di una giovane donna incinta e l’ulteriore scandalo di uno sposo quasi cinquantenne. Ciò che l’arte racconta, tuttavia, è ben lontana dalla realtà, anche secoli dopo. In quei moderni ginecei che sono i saloni estetici quante testimonianze di fuitine ho ascoltato! Vere e proprie sceneggiate aventi come copione la fuga amorosa di due giovani che devono annunciare ai loro genitori l’urgenza di un “matrimonio riparatore”. Donne ora giunte ai 30, 40 anni di matrimonio ricordano con struggimento quella prima notte fuori casa, senza il permesso di mamma e papà, nell’attesa nervosa che l’alba arrivasse e portasse la notizia del ”fatto compiuto” ai genitori. I tempi sono cambiati e ormai il pancione all’altare non è più nascosto fra le vesti (come, tuttavia, Raffaello fa fare timidamente a Maria) anzi, complice l’assurda magrezza delle neo-mammine contemporanee anche le linee dei vestiti non scivolano esclusivamente verso lo stile impero, ma vengono osati abiti-sottoveste e bustier che sfidano pericolosamente la tenuta del girovita… e con i tempi cambia anche il mercato, perché qualora il bebè fosse già nato, pronto a testimoniare anche lui la sacra unione dei genitori, niente paura: esistono carrozzine agghindate a nozze pronte per essere esibite sull’altare e magari suggellare così, in un sol giorno due sacramenti in uno, matrimonio e battesimo. A me pare un’ottima strategia anti-spread.
Marialucia Dicorato


