Ingredienti per 4 persone: pasta penne mezzani rigate Garofalo 350g, zucca 1kg, funghi pleurotus 600g, pancetta dolce 200g, olio 2 cucchiai, cipolla 1 media, sale, pepe, timo.
Un piatto questo provato per la prima volta, era nella mia testa da giorni perché pensato per una cena con amici che per vari motivi è poi saltata. Nonostante tutto, mi interessava scoprire il connubio dei sapori e assaggiare questo nuovo formato di pasta, più lunghe e più strette delle solite penne; già avevo in mente l’immagine ben nitida della pasta vestita dal sughetto cremoso e fumante, quindi anche se solo per un semplice pranzo infrasettimanale, mi sono messa ai fornelli per realizzare questo primo.
Pulite la zucca e tagliatela a cubetti e dopo aver fatto imbiondire la cipolla con l’olio, aggiungetela in padella, salate e coprite con acqua, fate cuocere a fuoco vivace per mezz’ora circa, fino a quando l’acqua si sarà asciugata e la zucca si sarà sfaldata. Ora lavate e tagliate a pezzetti i funghi e così anche la pancetta. Quest’ultima mettetela in una padella antiaderente senza l’aggiunta di grassi e fatela sudare, dopo 5 min. aggiungeteci i funghi e fateli saltare a fuoco basso, salate e pepate e aggiungete foglioline di timo, cuoceteli fino a quando i funghi avranno cacciato un po’ della loro acqua e si saranno poi completamente asciutti. Intanto mettete sul fuoco abbondante acqua salata e appena raggiungerà il bollore versateci le pennette.
La zucca, con l’aiuto di un frullatore ad immersione, riducetela ad una vellutata e versatela nuovamente nella padella dove l’avete cucinata e insieme aggiungetevi il composto di pancetta e funghi. Nel frattempo le pennette avranno raggiunto la mezza cottura, quindi scolatele, versatele in padella e a fuoco moderato amalgamate il tutto. Servite ben caldo e se lo preferite gustateli con una spruzzata di pecorino romano.
Avrete notato che tra le foto ce n’è una del piatto non proprio perfetta, scattata mentre affondavo la forchetta per gustare la pasta. Trovo che questa, più di tutte, esprima la bontà di questo piatto, è quella che fa venire l’acquolina in bocca e alla fine l’obiettivo delle foto dovrebbe essere proprio quello.
Può suonar strano, ma fateci caso, l’imperfezione è quel “quid” in più che fa scattare la molla dell’interesse verso qualcosa o qualcuno e da allora in poi, niente e nessuno potrà distogliere la nostra attenzione da quella perfetta imperfezione.













