Ingredienti per due persone: due orate da 250g l’una, limoni 3 grandi, olio, sale, aglio 1 grande.
“Cime Tempestose”… “Su quella altura desolata la terra era dura per candida gelata, e il soffio del vento mi faceva rabbrividire dalla testa ai piedi. Non riuscendo a smuovere la catena, saltai il recinto, e salito il viale lastricato, costeggiato da sparsi cespugli di ribes, bussai ripetutamente, finché le nocche non mi fecero male, e udii i cani abbaiare.”
Avete mai letto questo meraviglioso e tormentato romanzo?
Io sono alla seconda volta; qualche sera fa mi sono imbattuta in alcune scene del film tratto da questo libro. Il giorno dopo ho preso la scala e sono andata a scovarlo nella mia libreria, sentivo il desiderio di immergermi in quella malinconica e fredda brughiera. Sentire il fuoco e la passione del tormentato amore tra la ribelle Cathy e il tenebroso Heathcliff.
Voi direte: cosa c’entra l’orata con un romanzo?
Forse le due cose tra loro non hanno molti punti in comune ma ció che mi ha spinto a cucinare e a leggere è stata la stessa, identica forza: la passione!
Quella per la cucina mi spinge a provare nuovi piatti o a riprodurne altri, mettendoci sempre la firma. Quella per la lettura è cominciata dalle medie, da quando la mia prof. di italiano aveva istituito nella nostra classe una piccola biblioteca, dalla quale attingevamo continuamente. Ricordo interi pomeriggi estivi, persa nella lettura, da “Piccole Donne” a “Ventimila leghe sotto i mari”.
In questi ultimi anni ho messo, per problemi di tempo, in un angolino la passione per la lettura. Ma, come di solito mi succede, una piccola scintilla mi basta per riaccendere l’entusiasmo su cose che ho dentro ma che sono momentaneamente assopite.
Al contrario, la mia passione per la cucina, non ha mai subito battute d’arresto e quindi vi propongo questo secondo dal sapore delicato e fresco.
Dal vostro pescivendolo di fiducia fatevi pulire e squamare le orate. Prendete una pirofila abbastanza grande da contenere entrambi i pesci e foderatele con carta stagnola. Sul fondo posizionate quattro rondelle sottili di limone con un filo d’olio, di seguito adagiatevi il pesce e sopra altre quattro rondelle di limone. Subito dopo riempite la pancia dell’orata con l’aglio tagliato a metá e due piccoli triangolini di limone, olio, una manciata di sale grosso e infine cospargete lungo i lati del pesce delle olive in acqua. Chiudete la stagnola, coprendo completamente l’orata e infornate a 210° per 40 minuti circa. Controllate di tanto in tanto se la pelle viene facilmente via, in questo caso sará cotto a puntino.
Mentre cuoce, preparate la salsina che accompagnerá questo secondo. Ricavate il succo da due limoni e mezzo e filtratelo attraverso un passino. Aggiungete a filo l’olio e con una forchetta o un piccolo frustino, sbattete fino a quando la salsa raggiungerá una consistenza vitrea, densa, di colore ambrato.
Raggiunta la cottura, aprite la stagnola, separate i filetti di orata dalla lisca e irrorate con la salsa al limone e aggiungete nel piatto qualche oliva.
La carne risulterá tenerissima, quasi si scioglierá in bocca e la salsa, neanche a dirlo, esalterá ancor di piú il suo sapore.
Ho inventato questo piatto, spinta dalla passione per la cucina, dalla gratificazione di provare nuovi sapori.
Insomma, la passione, che sia per la cucina, per la lettura o per una persona è sempre un’ottima cosa; perseguitela, raggiungetela e non privatevi mai del suo calore!



