La sfilata benefica con abiti originali dal 1900 ad oggi.

Quella dell’abito da sposa è una “storia nella storia”, o, se vogliamo, una storia trasversale. Un aspetto esteriore dell’abbigliamento, ma molto significativo per cogliere alcune caratteristiche di momenti storici importanti, a volte drammatici, ma che hanno caratterizzato un determinato periodo, le sue inquietudini, le sue speranze, il suo rapporto con la realtà.

Concetti, questi, che valgono per l’abbigliamento in generale, ma, forse ancora di più per ciò che riguarda l’abbigliamento di un giorno particolare come quello del matrimonio. E, se nell’abbigliamento maschile, i cambiamenti sono stati più lenti e meno vistosi, in quello femminile questi sono stati più evidenti, riflettendo i valori, le tradizioni e, a volte, anche i “capricci” di un determinato periodo storico.

Da queste premesse è nato il progetto:“ La sposa del novecento” curato dall’Associazione “Le ali del sorriso” di Bari. Si è trattato di una raccolta fondi benefica molto particolare che ha permesso, a quanti hanno partecipato all’evento dello scorso 22 settembre presso villa Longo de Bellis di Bari, di ‘toccare con mano’ le più importanti evoluzioni che hanno riguardato l’abito da sposa nel corso del ‘900. Protagoniste, infatti, tredici sposine, in abiti originali provenienti dalla collezione privata delle prof.ssa Musitano, che hanno incarnato i decenni dal 1900 a oggi. Il tutto per accendere i riflettori e donare un sorriso alle donne che si stanno sottoponendo a cura chemioterapica, alle quali è stato devoluto il ricavato della serata.

Se la sposina dei primi del ‘900, epoca caratterizzata da un clima di euforia determinata dai progressi della scienza e della tecnica e nota, appunto, come “Belle epoque”, veste un abito che risente ancora degli echi del romanticismo con reminiscenze legate allo stile vittoriano, quella degli anni ’20 indossa un abito da sposa che rispecchia le contraddizioni del periodo della prima guerra mondiale: generale senso di smarrimento, sì, ma anche occasione importante per le donne che sostituiscono gli uomini in tutti i settori della vita produttiva di dimostrare la loro forza, la loro capacità, la loro tenacia.

Ugualmente negli anni ’40, in pieno conflitto mondiale, le riviste non danno più consigli per fastosi abiti da cerimonia e c’è chi, pur di non rinunciare al fascino e al sogno dell’abito bianco, si arrangia confezionandolo con la seta di un paracadute.

E, ancora, sul tappeto rosso della bellissima villa d’epoca affacciata sul mare, si sono susseguiti il romanticissimo abito di Christian Dior anni ’50, epoca in cui il mito di Hollywood si diffonde anche in Italia, quello anni ’60, corto e con scollo a barchetta che sostituisce il velo con uno sfizioso cappellino, le sposine che hanno incarnato lo stile ‘hippie’ in semplici tuniche ornate di fiori o, addirittura, in pantalone, il Balenciaga anni ’70 con strascico che, partendo dalle spalle, simula il manto di corte di tipo rinascimentale.

Epoca dopo epoca, sulle note delle musiche che hanno fatto la storia, la sfilata ha ripercorso le mode, per arrivare, infine, ai giorni nostri in cui, abbandonati dei canoni prestabiliti, ogni sposa sceglie l’abito secondo il proprio gusto e il proprio estro e, presso gli atelier, spesso si fa confezionare oppure fa modificare, abiti già preconfezionati.

Una serata all’insegna della moda e del costume, come pretesto per parlare della femminilità e per essere solidali con quelle donne che stanno conducendo la durissima battaglia contro la malattia.

Laura Bienna

 

Le immagini della gallery fotografica sono una gentile concessione della fotografa Antonella Aresta